LOUISE-MICHEL

Nel cortiletto di casa, l’ingegnere metallurgico che ha piantato tutto per scrivere un libro ha costruito un paio di grattacieli di cartone. Da un paio di fili tirati scendono gli areoplanini, prima va a fuoco una torre, poi l’altra. Non poteva mancare il complottista, tra i fuori di testa che incontriamo in questa imperdibile commediaccia demenziale girata da due registi francesi che si sono fatti le ossa alla televisione, nei programmi di satira vera. Lo spunto sembra preso dalla cronaca. Lo svolgimento rasenta la follia. Una fabbrica in Picardia, ai confini con il Belgio, sparisce sotto gli occhi delle operaie, che come ultimo affronto hanno ricevuto in regalo un camice aziendale con il nome sul taschino. La sera festeggiano, la mattina seguente trovano il capannone vuoto. E la proposta indecente di duemila euro a testa come liquidazione. Decidono di assoldare un killer per ammazzare il padrone, uno che giocava alla morra cinese con il capo del personale: al perdente, il compito di dare alle maestranze le cattive notizie. Questa volta a pensar male – a immaginare che vedremo un noioso e accorato film sulle sventure del proletariato, simile alle punizioni che i registi italiani infliggono agli spettatori quando raccontano i precari – si sbaglia clamorosamente. Benoît Delépine e Gustave Kervern (avevano presentato nel 2006 a Cannes il loro “Avida”, bianco e nero con mostri alla Ciprì e Maresco) sono troppo bravi per puntare sul messaggio e dimenticarsi il cinema. Lo fanno invece nelle conferenze stampa, quando annunciano che “non si può essere ottimisti con i tempi che corrono”, e ricordano che i nomi dei protagonisti, Louise e Michel, rendono omaggio all’anarchica femminista che nell’Ottocento fondava scuole per i poveri e fu deportata in Oceania dopo la Comune di Parigi. Fine del fervorino politico. Il film, poco parlato e ricco di gag visive, conta su due magnifici attori: il Bouli Lanners che aveva diretto “Eldorado” (due sfigati e una macchina americana in Belgio, uno tenta di rapinare l’altro, poi gli chiede un passaggio in autostop) e Yolande Moreau. Vanta il più incapace assassino prezzolato del cinema: Michel gioca alla guerra da solo, non ha telefono cellulare per paura delle intercettazioni, regala ai genitori un sistema d’allarme che suona ogni momento. La risata più gustosa seppellisce l’agriturismo, dove anche il dolcificante artificiale è biologico.

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