THE UNINVITED

Un paio di horror d’autore visti – nonché premiati – a Cannes fanno rivalutare i mestieranti. Dopo  “Antichrist” di Lars von Trier (nelle sale, potete fare l’esperimento da voi, sconsigliabile se non per constatare gli effetti della depressione su una mente talentosa) e dopo “Thirst” di Park Chan-wook , vedere “The Uninvited” è una gioia. Emily Browning, rotonda con le fossette, non sarà premiata come Charlotte Gainsbourg figlia di Serge ma – scrive Roger Ebert sul Chicago Sun-Times – “è pronta per passare dai film dell’orrore ai film tratti da Jane Austen”. Un titolo soprattutto sarebbe perfetto, quando sarà messo in lavorazione: “Pride, Prejudice and Zombies”, dal romanzo di Seth Grahame-Smith pubblicato qualche mese fa. (“Pride and Predator”, senza romanzi alle spalle ma altrettanto austeniano, è già in fase di sviluppo, producono Elton John e il suo consorte). “The Uninvited” non ammicca a “Teresa Raquin” di Zola, riferimento che probabilmente ha procurato al coreano le simpatie di Isabel Huppert, ma non ne sentiamo la mancanza. Anna viene dimessa dopo un anno di ospedale psichiatrico – la mamma già inferma è morta in un incendio, nella rimessa delle barche, nonostante il campanello al polso per chiamare l’infermiera. A casa, trova il padre con una nuova moglie giovane (guarda caso l’infermiera), la sorella amatissima e il ragazzo delle consegne con cui aveva un filarino. La rimessa è sempre lì, i brutti sogni anche, e c’è pure qualche fantasma del tipo giapponese: capelli scarmigliati, piedi nudi e mani adunche per portarti con loro nella tomba. Nella nostra lista dei desideri, ci sarebbe un fantasma elegante e anche un po’ galante, maschio invece delle solite donne e bambini. Pensare che abbiamo visto “Ghost” senza apprezzarlo, anzi un po’ ridacchiando, non sapendo a cosa andavamo incontro. Le sorelle si fanno coraggio, mentre la sinistra matrigna maneggia coltelli e il padre si ritira nello studiolo. Da qui in poi, bocche cucite sulla trama. Diciamo solo che funziona molto bene, anche su persone che di solito non sobbalzano sulla sedia appena una chiave gira nella toppa. Dirigono i fratelli inglesi Charles e Thomas Guard, da un horror coreano intitolato “The Tale of Two Sisters”. Corre l’obbligo di riferire che tanto è piaciuto a noi, tanto è spiaciuto ai fan dell’horror asiatico.

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