SOFFOCARE

Visto di persona, Chuck Palahniuk è un ragazzone con le orecchie a sventola, un po’ cresciuto rispetto a quello che sorride dalle copertine della rivista satirica Mad. Ha bicipiti che gli scoppiano dentro la camicia bianca, ottenibili soltanto se uno fa lo spaccalegna o frequenta tutti i giorni la palestra. Sfoggia un buon carattere, un gran sorriso e una voglia di chiacchierare insoliti per uno scrittore (specialmente se da uno dei suoi romanzi hanno appena tratto un film). Mostra la pelle liscia e rosea di chi non dimentica lo yogurt, le vitamine, i cereali, la verdura e non ha mai mangiato cibo spazzatura in vita sua. Nulla potrebbe essere più lontano dagli stravizi e dagli strapazzi che troviamo nei suoi romanzi. A cominciare da “Fight club” (subito portato sullo schermo da David Fincher con Brad Pitt nella parte di Tyler Durden): visto che le famiglie si sfasciano, che nessuno dei ragazzini vive più con il padre biologico e pochi con un padre sostituto, i maschi imparano a diventare tali spaccandosi la faccia negli scantinati. “Lullaby” – da noi “Ninna nanna”, come tutti gli altri titoli da Mondadori – racconta una strage di bambini in culla: colpa del canto africano della dolce morte che ignari genitori americani canticchiano ai piccoli, precocemente multiculturali. “Gang bang” ha per protagonista Cassie Wright, la regina del porno decisa a fare sesso con una batteria di 600 uomini, pronti uno dopo l’altro, per battere il record mondiale. Tutto sommato, “Soffocare” è uno dei più quieti: c’è solo un sessodipendente, tale Victor Mancini, che cerca di curarsi frequantando un gruppo di supporto (quelli per malati gravi procuravano a Tyler Durden le uniche emozioni della sua vita, il resto erano mobili Ikea). Ha una madre bisognosa di cure – Anjelica Huston, ormai specializzata nei ruoli di genitrice snaturata – e per pagare la retta usa un trucchetto. Entra in un ristorante, finge di soffocare per colpa di un boccone di traverso, quando il vicino interviene con la provvidenziale pacca sulla schiena si ritrova il giovanotto a carico. Sottotrama demenziale quasi quanto il Codice Da Vinci, infermiere carine, un parco a tema dove litigare in parrucca e tricorno. Il regista debuttante Clark Gregg non aggiunge nulla, se non il veterano Joel Grey: maestro di cerimonie in “Cabaret”, qui dirige le riunioni dei sessuomani anonimi.

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