GENERAZIONE MILLE EURO

I precari vanno al cinema? E se ci vanno, hanno voglia di vedere un film sui precari? L’esperienza dice no: i disoccupati durante la Grande Depressione preferivano le commedie, meglio se ambientate tra i miliardari. I registi italiani non si rassegnano all’idea. In due settimane consecutive a ridosso del primo maggio escono due pellicole in tema. Oltre a Massimo Venier, tenta il colpo Federico Rizzo, che dall’esperienza in un call center ha tratto “Fuga dal call center”. Calcola in sei milioni di precari il suo pubblico potenziale, quindi sbrigatevi se non lo volete deludere, o fargli il torto di non considerare il suo film un gesto politico, un grido di dolore, la dimostrazione che i sentimenti erano stabili quando il lavoro era fisso, dall’università alla pensione (il fatto che un ex telefonista al call center abbia trovato poi i finanziamenti per girare, non è secondo lui un barlume di speranza: i soldi te li devono dare senza costringerti alla gavetta). A dispetto del proclama, “Fuga dal call center” ha più buone idee di “Generazione mille euro”, molto liberamente ispirato da un volumetto con lo stesso titolo, di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa. Il primo punta sul grottesco, con Tatti Sanguineti che dichiara, in camice bianco, “una volta c’era il servizio militare, oggi c’è il call center”. Il secondo punta sul realismo, con la partecipazione speciale di Paolo Villaggio, professore di matematica che non riesce a mettere in cattedra il suo promettente allievo. Il primo è guastato da una serie di interviste – precari che guardano in macchina e raccontano i loro guai – mal cucite con il resto della storia: un laureato in vulcanologia che come tutti cerca di arrangiarsi, assieme alla sua fidanzata. Poi – sorpresa – parte una scena piuttosto originale su un test di gravidanza, con tentativo di musical. Il secondo è guastato dal fatto che, pur in un mondo liquido e sfuggente assai lontano dalla produzione di mattonelle, non si riesce a capir bene quale lavoro i nostri antieroi stiano facendo (e quando arriva la proposta del posto fisso, colpo di scena: bisogna inseguire i propri sogni, trasferirsi è una bestemmia). I capi, in entrambi i casi, godono sommamente a non rinnovare i contratti. Federico Rizzo, classe 1975, ha un gusto per l’assurdo e i tic linguistici dei personaggi da coltivare. Massimo Venier, classe 1967, aveva diretto e sceneggiato i film di Aldo Giovanni e Giacomo.

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