I MOSTRI OGGI

Di buono, c’è che il film è cattivo. Qualità non proprio da buttare via, quando commedie come “Diverso da chi?” (un vizietto con coloriture politiche: candidato gay di sinistra va a letto con candidata centrista contraria perfino al divorzio, egli si ravvede prima dei titoli di coda) escono con il placet dell’Arcigay. Non cattivo quanto l’originale con Ugo Tognazzi che insegnava al figlio Ricky la furbizia, inaugurava la Seicento andando a puttane, voleva per la sua casa di campagna “un muretto, lo vedi cara, tale e quale a quello” (sullo schermo del cinema, i nazisti fucilavano i condannati appoggiati al muro, fermo immagine da consegnare all’architetto, anzi al geometra). Non cattivo quanto l’originale con Vittorio Gassman che chiede l’elemosina esponendo alla compassione dei passanti un ragazzetto cieco: quando il celebre oculista si offre di operare il malato gratis, viene vivacemente dissuaso. Abbastanza cattivo da farsi guardare con curiosità, una volta sopportati i primi e più scontati episodi: ancora ci stiamo chiedendo il perché della gag con Angela Finocchiaro che centra con la pallina da golf la vaschetta del caviale, di quella con il nonno abbandonato alla piazzola sull’autostrada assieme al cane, di quella con l’automobilista che guarda il fanale rotto trascurando il pedone investito. Inutile misurare la distanza con “I mostri” di Dino Risi, anno 1963. Era quello un film che non satireggiava soltanto i borgatari che smaniano per un televisore al plasma. Una stoccata andava ai registi che facevano rapire e malmenare le vecchiette in nome del neorealismo. Era quello un film che, quando il premio Strega era al massimo del suo splendore e la bottiglia con il liquore giallo faceva bella mostra di sé in ogni rispettabile tinello, metteva un abito da sera addosso a Vittorio Gassman, lo faceva parlare con un accento toscano da tagliarsi con il coltello, gli faceva imporre agli altri giurati (dormienti durante le riunioni) uno scrittore molto ruspante. Magari poco versato nella grammatica e nell’ortografia, ma in grado di ricambiare il premio infilandosi nel letto della gran signora delle lettere. Oggi accade il contrario. I retroscena e i pettegolezzi sui premi letterari li leggiamo sui giornali. I registi e gli sceneggiatori mostrano il loro cuor di leone sfottendo i tifosi di calcio e le mamme che approfittano della figlia rapita per un quarto d’ora di celebrità.

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