DUE PARTITE

In vista di un dibattito sul tema “superiorità del cinema d’autore sulla fiction televisiva” bisognerà capire dove finisce “Raccontami” e dove comincia questo film, tratto da un copione teatrale di Cristina Comencini (con lo stesso titolo, da Feltrinelli). Entrambi si tuffano nei favolosi anni Sessanta. Entrambi, quando si trovano in difficoltà, sparano una canzone di Mina a tutto volume, sperando che faccia effetto. Qui, sono “Se telefonando”, “Un anno d’amore”, “E’ l’uomo per me”. Le canzonette sbrigano il lavoro che solitamente tocca allo sceneggiatore: dialoghi, caratterizzazione dei personaggi, ricostruzione d’epoca (nulla invece possono fare per contribuire “con febbrile felicità tragicomica ai ritmi del romanzo di conversazione”, tanto promette il risvolto di copertina, genere letterario generoso per statuto). Nella prima parte, quattro donne degli anni sessanta giocano a carte e chiacchierano di bambini, mariti, tradimenti, dolori del parto, carriere interrotte, romantici fidanzamenti con Rilke a far da paraninfo. Intanto fumano con il bocchino, si fanno lasciare dall’amante, servono il tè con i pasticcini, sfoggiano le unghie dipinte nei più incredibili toni del rosa, e un pancione vistosamente finto sotto il premaman di Isabella Ferrari, ingenua quasi sempre in lacrime che rispolvera l’accento piacentino (Paola Cortellesi è la cinica e farfallona, Margherita Buy la sacrificata, Marina Massironi la cornuta). Nella seconda parte, quattro donne di oggi chiacchierano di carriere riuscite, di mariti devoti, dei turni ospedalieri, di fidanzati che scappano, di ormoni da iniettare nelle pance renitenti. Carolina Crescentini è la pianista che realizza i sogni di mammà, Valeria Milillo l’inseminanda, Claudia Pandolfi la dottoressa che si realizza curando il figli degli altri, Alba Rohrwacher la fidanzata con uno che ti accoglie nel suo letto solo per il tempo dell’accoppiamento. Le mamme pensano: speriamo che le nostre figlie siano più felici di noi. Le figlie pensano: “ma come abbiamo fatto a ridurci così, più infelici perfino delle nostre mamme?”. Poiché “The Millionaire” è una favoletta per poveri di spirito, e “Due partite” invece un film di interesse culturale nazionale che per dare il suo contributo a una società migliore esce in vista dell’otto marzo, si cita Sylvia Plath, affermando solennemente: “scrivere è una cosa, vivere un’altra.”

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi