THE READER – A VOCE ALTA

Il cinema è fatto, tra le altre cose, di prime impressioni. Quando abbiamo visto Ralph Fiennes nella posa dell’uomo emotivamente distaccato – con un bell’appartamento e bei vestiti, che non tollera a colazione la donna con cui ha dormito la notte – abbiamo pensato al peggio (ha anche una figlia che vede poco e un elegante cappotto di cammello che, si sarebbe scritto nella didascalia di un fotoromanzo, “non può nulla contro il freddo al cuore”). Il peggio è arrivato, puntualmente, con scene che anelano al sublime e vorrebbero metter in scena l’ambiguità del bestseller di Bernard Schlink (Garzanti), ma perlopiù risultano ridicole. Valga, come esempio, la resa dei conti finale tra Lena Olin, figlia di un’ebrea sopravvissuta all’Olocausto, e il sempre malinconico Fiennes, che attraversa l’oceano per consegnarle un rotolino di dollari conservati da una prigioniera. Come “Il curioso caso di Benjamin Button”, e come la maggior parte dei film candidati quest’anno all’Oscar, “The Reader” è un concept movie. Si fabbricano prendendo un Grande Tema che stuzzichi (nel figlio del fabbricante di bottoni Button erano la vecchiaia e la gioventù, in questo caso l’Olocausto), da confezionarsi in immagini patinate prestando più attenzione alla fotografia e al trucco degli attori che alla credibilità dei personaggi. Obbligatorio, il Dettaglio Significativo che elevi il polpettone al di sopra della sua categoria. Facoltativo – ma qui funziona, eccome – un bel po’ di sesso che, in accoppiata con i campi di concentramento, fin dal “Portiere di notte” con Dirk Bogarde e Charlotte Rampling (per non parlare di esemplari assai più ruspanti come “Ilse la belva delle SS”), ha una lunga tradizione. Il quindicenne Michael si sente male per strada, nella Berlino del 1938. Lo soccorre una bionda più grande di lui, bigliettaia sul tram: lavoro che le lascia abbastanza tempo libero per passare i suoi pomeriggi a letto con il ragazzo, insegnargli un po’ di kamasutra e farsi leggere da lui, negli intervalli, i capolavori della letteratura universale. Poi sparisce. Si ritroveranno otto anni dopo, in tribunale. Lui giovane studente di legge, lei sul banco degli imputati: lasciato il lavoro sul tram, faceva la guardia in un campo di concentramento. Sulla carta, vorrebbe aprire un dibattito su colpe & nazismo, passione & crudeltà, banalità del male. Sullo schermo, è un veicolo per l’Oscar a Kate Winslet, prima molto spogliata e poi molto invecchiata con il trucco.

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