RELIGIOLUS – VEDERE PER CREDERE

Da tempo osserviamo, con sincera curiosità e qualche brivido, le fatiche dei titolatori. Prendono titoli considerati incomprensibili per lo spettatore medio italiano, e con amorevoli cure li fanno diventare incomprensibili a chiunque. Esempio: l’impronunciabile “Brokeback Mountain” diventò “Il segreto di Brokeback Mountain”, restando impronunciabile ma pronunciatissimo (corollario: da nessuno mai abbiamo sentito il nuovo titolo, “Brokeback Mountain” era e tale rimase per il pubblico pagante). “The Millionaire” invece non viene tradotto, anche se i quiz per diventarlo sono identici a Roma e a Mumbai: le brigate linguistiche hanno preferito far danni nella scena del film dove i musulmani le prendono dagli indù, mentre il dialogo sostiene il contrario. “Religolous”, nell’originale una parola composta da “religion” e “ridicolous” (la mission del film è infatti mostrare il ridicolo di tutte le religioni), è diventata “Religiolus”. Capolavoro di insensatezza da cui non riusciamo a staccare gli occhi, e per la verità avremmo volentieri orecchiato anche il dibattito che condusse alla fatidica scelta (perché quella “i” dovrebbe trascinare al cinema un solo spettatore in più? perché accanto alla spiegazione “vedere per credere” non poteva restare il titolo originale, sotto le scimmiette scimmiottanti le tre religioni monoteiste?). Il comico che sentenziò “serve più coraggio per pilotare un paio di aerei sulle Torri gemelle che per sganciare una bomba da un bombardiere” vuole dimostrare che le religioni sono l’oppio dei popoli: Marx nell’era di Michael Moore. Trova scienziati pronti a giurare che le zone del cervello che reagiscono alla preghiera sono le stesse che reagiscono alle droghe. E una serie inesauribile di “cretini che hanno visto la Madonna”, ridicoli quanto i cretini che la Madonna non l’hanno mai vista (copyright Carmelo Bene). Sfilano rabbini convinti che la fondazione dello stato di Israele abbia causato l’Olocausto, famiglione che invece di andare a Disneyland applaudono il calvario e la crocifissione con stacchetti musicali, predicatori con le dita cariche d’oro che spiegano: “Gesù vestiva in ottimo lino”. Tra una gag e l’altra, a uso dei distratti, rispiega il concetto.

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