BEVERLY HILLS CHIHUAHUA

Era da “Babe” che un film con gli animali parlanti non faceva tanto ridere. Babe era un maialino con un sogno (una novantina di maialini, tanti ne servirono per girare la pellicola, crescono a vista d’occhio e bisogna sostituirli spesso), qui sono viziati chihuahua di Rodeo Drive: calzano scarpette, hanno un guardaroba di abiti e cappellini, passano i pomeriggi bevendo cocktail a bordo piscina, vanno spesso dal parrucchiere, ogni giorno corrono sul tapis roulant. La nostra si chiama Chloe, coccolatissima dalla padrona Jamie Lee Curtis. Attorno a lei, un cast di duecento cani addestrati. Sono stati infatti messi a libro paga tutti gli specialisti degli Stati Uniti, con una puntatina in Canada e in Messico (sul set gli ordini erano dati in spagnolo e in inglese): altri chihuahua, doberman, pastori tedeschi, barboncini, carlini, labrador, beagle, border collie, pechinesi, boston terrier, bassotti, un solo dalmata per non rifare “La carica dei 101”. Serpenti, piccioni, coyote e un puma completavano il bestiario, e non vogliamo pensare ai grattacapi dell’addetto al catering. Affidata a una dog sitter che ha occhi solo per il bel giardiniere, Chloe si perde durante un week end messicano. All’albergo non la fanno entrare, dopo un giretto nei bassifondi che l’ha conciata come una barbona. Correrà in suo soccorso Papi (un bastardino preso dalla strada, anzi dal canile municipale, bravo come i veterani con lunga esperienza sui set), corteggiatore sempre respinto perché sporco e odoroso di selvaggio. E un magnifico pastore tedesco di nome Delgado, doppiato in originale da Andy Garcia, mentre Chloe ha la voce di Drew Barrymore, erede della più alcolizzata famiglia di Hollywood (lei cominciò poco dopo aver girato “E. T.”, fortuna che le cliniche disintossicanti non sono vietate ai minori). Scopriremo che Delgado ha un misterioso passato, mentre il film si avvia verso il noir, e la coppia sale clandestina sui treni merci, per sfuggire ai combattimenti tra cani, ai cattivi che vogliono rapire la ricca chihuahua, e a un topo e a un’iguana specializzati in truffe che in un film con gli umani si chiamano “all’americana”. La scena del ritrovato orgoglio chihuahua – in Messico tra le rovine dei templi aztechi, con i cani che giurano: “Mai più nomi buffi, mai più fiocchetti, siamo una razza guerriera” – resterà negli annali della Disney.

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