DEFIANCE – I GIORNI DEL CORAGGIO

Daniel Craig nei panni dell’eroico agricoltore, soldato, capovillaggio  Tuvia Bielski -  mitra a tracolla, faccia piena di fango, ordini perentori, il dolore e la vendetta per i genitori uccisi dai nazisti, l’incrollabile senso morale (“non diventeremo animali, neppure nelle peggiori condizioni, e ogni giorno da sopravvissuti sarà la nostra vittoria”) - e la giusta causa degli ebrei da salvare formano un mix irresistibile. Aggiungete la lotta di Tuvia con il fratello Zus, convinto che per la salvezza del popolo ebraico sarebbe meglio ammazzare qualche nazista in più, e l’appoggio da vice padre al più giovane fratello Asael, che prima della fine del film imparerà a fare la sua parte in combattimento. Mettete sullo sfondo un villaggio nella foresta bielorussa (allora sotto l’URSS) dove trovarono rifugio un migliaio di ebrei perseguitati non solo dai nazisti ma anche dai sovietici, per non parlar del gelido inverno: quando uscirono dalla foresta, nel 1944, gli abitanti dei paesi vicini erano convinti di aver visto i fantasmi. Il risultato è un film buono, giusto, e anche appassionante, con abbastanza azione e abbastanza storie d’amore. Ma se Daniel Craig e il resto del cast (tra cui Mia Wasikowska, la paziente del mercoledì di Paul Weston-Gabriel Bryne nella serie tv “In Treatment: si chiamava Sophie, si allenava per le olimpiadi, si faceva male troppo spesso) non fossero tanto bravi, e se la causa non fosse così giusta, resterebbe un po’ di tempo per notare le somiglianze di “Defiance” con i precedenti film di Edward Zwick. Per esempio “L’ultimo samurai” (con Tom Cruise, che abbandona l’esercito americano per imparare le arti marziali d’oriente) oppure “Blood Diamond – Diamanti di sangue” (Leonardo DiCaprio che indaga sulle multinazionali dei diamanti). Tratto dal romanzo “Gli ebrei che sfidarono Hitler” di Nechama Tec, che all’Olocausto e alla resistenza a Hitler ha dedicato parecchi studi, il film è stato girato in Lituania, dove regista e troupe hanno potuto constatare che di ebrei ne sono rimasti davvero pochi. Liev Schreiber era già stato nell’Europa antisemita per girare il suo primo film da regista, “Ogni cosa è illuminata” (dal romanzo di Jonathan Safran Foer, con Eugene Hutz dei Gogol Bordello nella parte del traduttore Alex). Primo film dell’incombente holocaust season: “Operazione Valchiria” e “The Reader”, con Kate Wislet candidata all’Oscar, sono dietro l’angolo.

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