IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE

L’ombra lunga di Roberto Benigni rende antipatici, prima ancora di vederne una sola scena, i film con i bambini e l’Olocausto (perfino qualche giurato agli Oscar con il senno di poi si è pentito di averlo votato, Sofia Loren ancora no). Per colpa di Benigni irrita già la trama, letta la prima volta sul risvolto del romanzo di John Boyne per “young adults”: i lettori non più ragazzini ma non ancora adulti, adolescenti se ormai la parola non fosse antipatica più dei film del toscanaccio. La fascia di età conta, come contava nel romanzo di Nick Hornby “Tutto per una ragazza” (uscito da Guanda senza il divieto ai maggiori, rimasti un po’ delusi). Magari per gli standard pedagogici attuali “Il diario di Anna Frank” risulta eccessivamente drammatico, capace di turbare i sonni, quindi serve qualcosa di più favolistico, che racconti le camere a gas ma anche l’amicizia di due bambini che si ritrovano dalle parti opposte del filo spinato. Uno si chiama Bruno, figlio di un ufficiale nazista: ha otto anni e non sa come passare i pomeriggi. L’altro si chiama Schmuel: ebreo, prigioniero in un campo di lavoro, capelli rapati a zero, uno sporco pigiama a righe addosso. Il romanzo (pubblicato da Fabbri) e il film di Mark Herman – anche sceneggiatore, lo ricordiamo per due piccoli film ben riusciti, “Prenditi un sogno” e “Grazie, signora Thatcher”, rispettivamente bambini alla ricerca di un biglietto per il calcio e banda musicale di minatori – raccontano la stessa storia, con un trucchetto narrativo che all’inizio incuriosisce, e poi procede alternando scene ovvie a scene più originali. (Fate in modo che nessuno vi racconti il finale, togliete il saluto a chi lo fa). Bruno abitava con la famiglia a Berlino. Quando al padre, nel 1940, viene affidata le gestione di un campo di concentramento, si trasferiscono in una casa vicino a una “fattoria” protetta da un alto muro e vietata ai bambini. L’uomo che pela le patate in cucina ha addosso la divisa del campo, sullo sfondo si vedono ciminiere, qualche mattina l’odore si fa insopportabile (“puzzano di più quando bruciano” dice l’autista alla madre di Bruno, che non si era accorta fino a quel momento di nulla, evidentemente in cucina entrava solo la servitù). In divisa nazista, David Thewlis, l’attore scoperto da Mike Leigh e rovinato da Bernardo Bertolucci in “L’assedio”.

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