LASCIAMI ENTRARE

Vampire non ne mancano, nella tradizione. Era una vampira Carmilla, nel racconto di Joseph Sheridan Le Fanu uscito 25 anni prima del "Dracula" di Bram Stoker (lo pubblicò Sellerio, quando ancora non esisteva "Twilight", l'"Intervista con il vampiro" di Anne Rice, il "Dracula" di Francis Ford Coppola: questa non è la prima epidemia e non sarà l'ultima). Carl Theodor Dreyer scelse quel racconto per il suo "Vampyr", nel 1932: la succhiasangue era una bella ragazza, si faceva aiutare da un medico che finirà sepolto dalla farina in un mulino, i titolatori italiani – da decenni non ne fanno una giusta, ecco la prova – decisero di ribattezzarlo "Il vampiro" (sì, il regista di "Giovanna d'Arco", di "Ordet" e del "Dies Irae" girò un film sui vampiri: il prossimo che chiede "ma perché i non morti piacciono tanto agli adolescenti?"  sarà cacciato, e costretto a rileggersi "Danse Macabre" di Stephen King) Vampire non ne mancano, nella tradizione, anche lasciando da parte le derive lesbicheggianti come "Il sangue e la rosa" di Roger Vadim  (titolo originale "… Et mourir de plaisir"). Ma Eli batte tutte le rivali, di molte lunghezze. Piedi nudi sulla neve, maglietta stazzonata e riccioli a cavatappo neri, la vampiretta ha dodici anni, un odore strano, un odio per le mentine e una passione per il cubo di Rubik, che risolve all'istante. Non ha niente del vampiro dandy, annoiato ed elegante. Appartiene piuttosto alla nuova generazione vampiresca: tipi fidati su cui puoi contare, che non ti lasciano solo nel momento del bisogno, quando i genitori non si accorgono che i bulli ti stanno tormentando, e gli insegnanti girano la testa dall'altra parte. Oskar, dodici anni anche lui, è la vittima prediletta dai prepotenti, che gli fanno la posta in bagno. E intanto alla periferia di Stoccolma qualcuno sgozza le sue vittime, le appende, le dissangua. Eli e Oskar si incontrano in cortile, fanno amicizia, lui le chiede: "Vuoi essere la mia ragazza?". "Non sono una ragazza", è la risposta, già abbastanza straziante. Nulla in confronto a quel che succederà poi. Dal romanzo di John Ajvide Lindqvist (da Marsilio, stesso titolo), lo svedese Tomas Alfredson ha tratto un film che colpisce al cuore, anche se i vampiri finora vi hanno lasciato freddi. Lo scrittore è stato paragonato al miglior Stephen King, forse con un po' di esagerazione. Ma sappiate che il film è molto meglio del romanzo.

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