THE STRANGERS

Capita raramente che in un film horror i personaggi non siano semplici bidoncini di sangue, viscere e cervella da pugnalare, sgozzare, spalmare sui muri. Qui succede. Bryan Bertino (alla sua prima volta da sceneggiatore e da regista) racconta benissimo, con pochi e crudeli dettagli, la serata trascorsa da Kristen (Liv Tyler) e James (Scott Speedman) prima del loro arrivo nella casa di campagna. Dove – lo sappiamo subito, con la complicità di due ragazzini mormoni  – succederà qualcosa di terribile. I due dovrebbero aver fatto una fuga romantica, dal matrimonio di un amico. E’ chiaro però che non ne hanno l’atteggiamento. Il bidone di gelato alla crema in cui James affonda il cucchiaio, con mossa alla Bridget Jones, non promette niente bene. Eppure sul letto qualche mano romantica ha sparso petali di rosa, e si sente una musica d’atmosfera, mentre il regista ha già fatto lampeggiare l’avvertimento: tratto da una storia vera. Ce ne sarebbe già abbastanza per passare una notte insonne. Ma una ragazzina bussa alla porta, chiedendo di una certa Tamara. Il cottage non è preso in affitto, appartiene alla famiglia di lui. I vicini dovrebbero essere ben conosciuti, la biondina non dice che ha l’automobile in panne, che ha bisogno di fare una telefonata, o che le servono una dozzina di uova. Come accadeva invece in “Funny Games”, che l’austriaco Michael Haneke ha girato due volte, in Europa e negli Stati Uniti. Il primo fa paura, il secondo no, eppure sono identici scena per scena (misteri del cinema d’autore). Entrambi scompaiono davanti a “The Strangers”, che promette allo spettatore un gran spavento (certezze del cinema di genere). Gran spavento sarà, senza bisogno di nascondersi dietro la foglia di fico: “Faccio film violenti per smascherare la violenza familiare-imperialista-capitalista”, scegliete l’aggettivo che fa al caso. Chi ha visto “Them” – il film mezzo francese e mezzo rumeno di David Moreau e Xavier Palud uscito l’anno scorso, campione dell’orrore casalingo – riconoscerà la trama, anche se Bertino parla del film come di un suo progetto originale. Quando James rimane senza sigarette vien da pensare “facile trucchetto per lasciare la fanciulla sola con il maniaco mascherato”. Ma siamo negli anni 70, come si capisce dal giradischi: allora fumavano anche i bravi ragazzi, il pacchetto era un genere di prima necessità.

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