RACCONTO DI NATALE

Grazie ai distributori per il magnifico regalo. Con i film che escono questa settimana ne abbiamo abbastanza per arrivare felici al Natale. Purché resistano in sala, non c’è bisogno d’altro. “La felicità porta fortuna”, “Stella” e “The Millionaire” – nell’ordine – sono tutti da vedere. A pari merito con il film di Mike Leigh, va visto questo “Racconto di Natale” di Arnaud Desplechin, geniale francese che sfida il format  “famiglia riunita sotto l’albero, vedi alla voce litigi” e stravince. Con un film che dura due ore e mezza, non annoia per un minuto, lascia la voglia di sapere cosa accadrà ai personaggi anche il prossimo Natale, e tutti i successivi. I titoli di testa con le silhouettes riassumono in pochi minuti sciagure bastanti per una saga, quindi è un po’ meno allegro (ma usciamo dalla sala contenti, è l’effetto delle storie ben costruite e ben raccontate). Sappiamo che un ragazzino malato ha bisogno di un trapianto, nessuno in famiglia ha il midollo osseo compatibile, viene messo in cantiere un altro pargolo, neppure lui risolve il problema. Padre, madre, i tre figli sopravvissuti (con fidanzate, mariti e nipoti) si ritrovano per Natale nella villa di famiglia a Roubaix (dove il regista è nato nel 1960). Non si vedono da sei anni: la figlia ha tirato il fratello fuori dai guai a condizione di non incontrarlo mai più (altro dettaglio che veniamo a sapere prima che la festa cominci). Festa natalizia, e festa per gli spettatori: gli attori gareggiano a chi è più bravo, lo sceneggiatore non si lascia scappare neppure mezza parola già sentita (o che non serva a rifinire il personaggio), l’amore materno e le risse tra fratelli ne escono in tutta la loro tormentosa complicazione: la mamma è sempre stata freddina, uno dei figli fa di tutto per qualificarsi come pecora nera della famiglia. I duetti tra Mathieu Amalric (già bravissimo in “Lo scafandro e la farfalla” di Julian Schnabel) e Catherine Deneuve (che pareva avviarsi verso una fine carriera poco interessante) sono da antologia. Capita infatti che la mamma – Junon sposata con Abel, se lo avesse fatto un regista meno talentuoso nel tratteggiare i caratteri sarebbe stato un passo falso – sia ammalata di leucemia, come il figlio morto tanti anni prima. Un trapianto potrebbe salvarla, ma non c’è la certezza. Di nuovo, scatta la caccia al midollo compatibile. Intanto chi sa di matematica scrive numeri sulla lavagna, cercando la formula della sopravvivenza.

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