QUANTUM OF SOLACE

Era un marchio di fabbrica sempre redditizio ma ammuffito, prima che arrivasse il molto osteggiato Daniel Craig. Una sceneggiatura smagliante, una scena di tortura da vietare ai minori, una Bond girl azzeccatissima (Eva Green proveniente dal bertolucciano “Dreamers” nella parte di Vesper Lynn, prima e indimenticata passione dell’agente con licenza di uccidere), un pianto in abito da sera sotto la doccia (e prima ancora uno smoking fatto confezionare dopo aver preso le misure a occhio, roba che solo femmine come Grace Kelly e sicuramente Michelle Obama sono in grado di fare) hanno riportato il doppio zero nei nostri cuori. “Casino Royale” aveva tutto, a dispetto dei profeti di sventura. “Quantum of Solace” (“un briciolo di conforto”, ma l’originale fa più chic nella sua incomprensibilità) riparte da quell’ultima scena, quando finalmente Bond pronuncia al cellulare la fatidica frase: “Il mio nome è Bond, James Bond”. Gli sceneggiatori Neal Purvis & Robert Wade, più Paul Haggis, avevano promesso un film che partisse un’ora dopo da quella telefonata. Infatti siamo sul lago di Garda, raggiungibile da Venezia in tempo utile, specie se uno guida come Bond (se per caso avete l’incubo del contromano in galleria, o temete le strade lacustri con strapiombo, rischiate di perdere tutta la prima scena). Le location italiane proseguono con una tappa a Siena (classico e pittoresco inseguimento sui tetti che “The Bourne Ultimatum” aveva ambientato in Marocco e “L’incredibile Hulk” in una favela brasiliana) e una a Talamone, dove Bond incontra Giancarlo Giannini, attore italiano da esportazione (come nel precedente 007, e in “Hannibal”, con il cannibale di stanza a Firenze ha sempre la stessa faccia, e il fumetto: partecipo a un grande film internazionale). Fuori Italia, una tappa al teatro d’opera di Bregenz, per guardare la “Tosca”. E un salto a Panama, dove Bond insegue una ragazza a bordo di un battello: gli stunt sono guidati da Gary Powell, figlio e nipote d’arte: la sua famiglia lavora per Bond dal 1962. Tutto perfetto, velocissimo, tanti voltafaccia e cadaveri da perdere il conto, con un cattivo francese che comanda una banda di ecologi. Eppure desolatamente privo di ironia. E non troppo originale, se si esclude il dettaglio che la Bond girl, causa lutto ancora bruciante, non viene neanche corteggiata.

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