SOLO UN PADRE

Preparate i fazzoletti (l’inchiesta sociologica sui ragazzi padri è già apparsa su quotidiani e settimanali, il dibattito andrà prossimamente in tv, migrando di canale in canale). Non resta che piangere, e ridere, e commuoversi, e intenerirsi, e allungare le mani per fare il solletico alla piccola Sofia detta fagiolino, figlia di padre vedovo. L’hanno accudita perlopiù i nonni, che ora partono per la sospirata vacanza. Dopo dieci mesi, il genitore sperimenta le gioie delle notti in bianco, i vagabondaggi tra le corsie del supermercato alla ricerca dell’omogeneizzato biologico, l’orecchio appiccicato all’interfono. A differenza di tanti film italiani che per simulare serietà inquadrano l’ombelico del regista, e a differenza di altrettanti film italiani che per far ridere inquadrano un paio di chiappe nude con le mutande alle caviglie, “Solo un padre” mira al cuore. Lo fa lavorando seriamente, senza vergognarsi, prendendo un romanzo che sta ai nuovi maschi come la “chick lit” sta alle femmine di sempre (il marketing editoriale aveva anche coniato una sigla,” lad lit”, prima di constatare che anche questi libri vengono divorati dalle donne e messi nello scaffale accanto ai diari di Bridget Jones o alle shopping novels di Sophie Kinsella). Si intitola “Le avventure semiserie di un ragazzo padre”, lo ha scritto l’australiano Nick Earls, lo pubblica Sonzogno. Poi sceglie con cura il cast. Con Luca Argentero nella parte del bravo ragazzo, non precario ma dermatologo con studio avviato e pazienti botuliniche. Diane Fleri nella parte della francese della porta accanto, raro esemplare di femmina che fa ancora i berretti a maglia (per padre e figlia, stessi colori e stesse righe) e lascia la casa dei genitori per vivere sola a Torino, in una topaia a rischio di incendio. Anna Foglietta nella parte di Caterina, single con gatto e comic relief (vino shiraz di Gerico al primo appuntamento disastroso, minaccia al ragazzo padre, già riottoso di suo: “se succede qualcosa al gatto ti strappo le palle e ne faccio un portachiavi”). Dirige Luca Lucini, regista di “Tre metri sopra il cielo” e L’uomo perfetto” (entrambi con Riccardo Scamarcio) e di “Amore bugie e calcetto” (più originale e meglio scritto, in copia con Fabio Bonifacci). Non avendo letto il romanzo, non sappiamo a chi fare i complimenti per la battuta dal fioraio: “Non c’è un fiore per dire a una ragazza ‘sei molto simpatica ma preferirei non vederti più’?”

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