QUALCUNO CON CUI CORRERE

Ma dove abbiamo già visto l’orribile Pesach – così si chiama – che in mutande e canottiera non proprio di bucato, capelli bianchicci e codino presumibilmente unto, comanda una schiera di ragazzini mendicanti a Gerusalemme? Li trova per strada, li rapisce, si accerta che sappiano suonare o cantare, li alloggia in una casa lercia e buia, li mette a tavola tutti insieme, ogni mattina alla lavagna scrive gli ordini di servizio, li fa seguire da scagnozzi quando sospetta che vogliano scappare. Ma certo, è il Fagin che abbiamo conosciuto in “Oliver Twist”, copyright Charles Dickens (anche la scena della mensa, quando i ragazzini chiedono la pizza invece delle solite schifezze, viene da lì dalla richiesta di un altro po’ di zuppa, balbettata da Oliver alla mensa dell’orfanotrofio). Il personaggio originale ha passato i suoi guai, vedi alla voce “antisemitismo di Dickens”. Il contributo alla discussione più interessante ha la forma di graphic novel, si intitola “Fagin l’ebreo”, l’ha scritta e disegnata Will Eisner, che Art Spiegelman considera un maestro, e che è servito a Michael Chabon come modello per “Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay” (la cosa curiosa è che Will Eisner neppure ci pensava, a Fagin con la palandrana e il naso adunco, quando un lettore gli fece notare che aveva dato a un nero una parlata identica a quella della governante Mamie in “Via col vento”). In un romanzo scritto dall’israeliano David Grossman – stesso titolo del film – Pesach-Fagin diventa un cattivo qualunque, non sospetto di stereotipi, utile a esplorare i bassifondi della città evitando i luoghi noti e gli scorci da cartolina. Fa da guida Dinka, una labrador appena liberata dall’accalappiacani, ora al guinzaglio di un giovanotto. Bisogna trovare il proprietario che l’ha abbandonata, il metodo migliore consiste nel rincorrerla. Prima tappa, il chioschetto delle pizze. Seconda tappa, una monaca vecchietta doppiata con la voce tremolante spinta al massimo (ma non è ancora niente: il peggio arriva con la ragazzina drogata, accento romano da coatta). Intanto cominciano i flashback. Vediamo Dinka assieme a una sedicenne dai capelli rasati che canta e suona la chitarra. Tra vari personaggi di contorno, amori a distanza, un’imitazione di Jimi Hendrix, l’obbligatoria crisi di astinenza, l’intrigo lentamente si svela.

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