REMBRANDT’S J’ACCUSE

“Leggiamo troppi testi, non sappiamo più leggere le immagini, per questo capita di vedere film tanto brutti”. Tra un gioco di luci sull’Ultima Cena e un allestimento alla Venaria Reale il regista insiste nella sua ossessione per Rembrandt, la “Ronda di notte”, la ricca Olanda del Seicento: con piglio da pubblico ministero, cerca le prove di un delitto. Aveva funzionato nei “Misteri del giardino di Compton House”, perché non rispolverarla per risolvere un cold case? Molto meglio di “Nichtwatching”, che romanzava lo stesso complotto e la vita del pittore.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi