UN SEGRETO TRA DI NOI

Le famiglie disastrate risalgono almeno a Edipo, quindi – se avete intenzione di avventurarvi su questa strada – fatelo solo se avete qualcosa di minimamente originale da dire”. Così inizia la recensione di Kirk Honeycutt su Screen International (a quanto risulta, finora il regista non ha atteso il critico sotto casa per fargli un occhio nero  o dargli del killer: magari ha pianto in silenzio tutte le sue lacrime, magari ha dato calci nei muri, magari si è lagnato con la fidanzata, ma ha lasciato che ognuno facesse il suo mestiere). 
In effetti questa famiglia infelice, che abita in un Midwest tale soltanto agli occhi del regista Dennis Lee, non ha nulla di particolarmente interessante, se non un padre professore universitario e scrittore (Willem Dafoe, con il ghigno), una madre sottomessa (Julia Roberts, invecchiata in molte scene, fa tanto grande attrice) un figlio che da piccolo le prendeva da papà, quindi da grande si vendica scrivendo un romanzo, una moglie alcolizzata (Carrie-Anne Moss di “Matrix”. Si riuniscono in occasione di un grave lutto, magari? Certo che si riuniscono in occasione di un grave lutto, tanto doloroso che rispunta anche l’alcolizzata, nel frattempo divisa dal consorte. Ne approfittano per chiarimenti e rese dei conti? Certo che ne approfittano per chiarimenti e rese dei conti, complicati dal fatto che il direttore casting era un po’ distratto. Per la parte di Emily Watson da piccola (che è bruna e tondetta) sceglie la biondissima Hayden Panettiere, così intrepida che per fare carriera – l’abbiamo vista nella serie tv “Heroes” – neanche si cambia il nome. Il copione ha girato per anni di mano in mano, riposto nel cassetto a intervalli regolari. Finché è arrivata Julia Roberts (il direttore della fotografia, non memorabile, è suo marito Danny Moder) e il progetto ha ripreso vita. “Nell’ammucchiata di zie e zii è difficile raccapezzarsi”, continua imperterrito il critico di Screen International. Sollievo: fino a un momento prima eravamo convinti che fosse colpa del nostro Alzheimer. Il titolo originale – “Lucciole in giardino” – è titolo di un manoscritto distrutto per non far soffrire i familiari (ovviamente, parla della sera in cui la famiglia sospese i litigi per ammirare le lucciole in giardino). Il dettaglio, da solo, basta per misurare l’improbabilità di questa guerra tra scrittori.

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