PARIGI

In “Due o tre cose che so di lei” (girato da Jean-Luc Godard prima dell’anno innominabile di cui ora si celebra il quarantennale) la “lei” del titolo non era una ragazza ma la città di Parigi. Il Cédric Klapisch di “Ognuno cerca il suo gatto” – altra lunga passeggiata nel quartiere Bastille, undicesimo arrondissement allora in trasformazione – smette di dar preoccupazioni ai genitori con figlie nel programma di scambi Erasmus. Lascia quindi “L’appartamento spagnolo” affollato di studenti provenienti da ogni dove (ci fu anche un seguito, “Le bambole russe”) e si concentra di nuovo sull’amata Parigi. Vista dalle finestre di un ex ballerino di fila al Moulin Rouge che improvvisamente si ritrova con il cuore a pezzi (lo certifica il cardiologo, non il segretario galante, quindi si tratta di un problema serio). Il giovanotto ha una sorella, con due figli e senza marito. Subito si trasferiscono da lui, per fargli compagnia e ogni tanto qualche pasto decente. Prima scena da antologia: gli adulti decidono di informare i bambini su quel che sta accadendo, percentuali di riuscita del trapianto comprese. I piccini si rotolano sul divano sbuffando: “Ma perché ci dite queste cose?” (sottinteso: sbrigatevela voi che siete grandi). Due o tre altre scene altrettanto originali riscattano “Parigi” dal suo prevedibile andamento malinconico-sentimentale, con obbligatorie tappe a “La vita è bella nonostante”, “Cogli l’attimo”, “Oggi ci siamo e domani chissà”, “Mio fratello il perfettino”, “L’amore arriva quando meno te l’aspetti”. Ma alla fine la commozione ha la meglio sulla perfidia. Attorno a Juliette Binoche e Romain Duris (sorella solitaria e fratello ammalato) una folla di personaggi di varia felicità e ricchezza: il venditore di pesce al mercatino, la fruttivendola, il professore di storia che fa la tv in cambio di un ricco assegno, dopo averla snobbata tutta la vita (Fabrice Luchini, bravissimo anche quando fa l’air guitar, su musica rock anni Settanta, mentre la diciottenne che sta corteggiando a colpi di sms lo guarda e ride, come se fosse apparso Mozart con parrucca incipriata). Da segnalare il nuovo divertimento delle signore parigine. Dopo la sfilata o il vernissage, di corsa ai mercati generali. Qualche minuto per provare l’ebbrezza di un giro sul muletto, poi il brivido della cella frigorifera con i quarti di bue, per chiudere un po’ di sesso selvaggio dietro le cassette della frutta.

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