LA MUMMIA: IL RITORNO DELL’IMPERATORE DRAGONE

La statua del Commendatore si accomoda al tavolo con Don Giovanni, che incautamente lo ha invitato a cena, dopo essersi vantato dell’ennesima conquista. I registi d’opera fanno risuonare forte e sinistro il rumore dei passi pietrosi. Immaginate che fracasso può fare un esercito intero, risvegliato dalle tombe per combattere agli ordini dell’Imperatore Dragone: uno che ai suoi tempi, quando fu costruita la Grande Muraglia, briga per diventare immortale. Per un incantesimo (seguito a una promessa non mantenuta) si ritrova con la faccia sfigurata tipo Freddie Kruger, il corpo di terracotta, un esercito di guerrieri immobilizzati con le lance in mano (appena cadono si sbriciolano come vasi appena usciti dal forno). Solo un incantesimo può riportarli in vita, e come sappiamo dai film precedenti l’archeologo Rick O’ Connell sa sempre come comportarsi con i morti stagionati. Ora si fa aiutare dal figliolo Alex, anche lui cacciatore di tesori sepolti nonché resuscitatore di mummie. Tornato in possesso dei suoi poteri – pallette di fuoco da giocoliere, dominio sull’acqua che diventa ghiaccio a comando, più la capacità di trasformarsi in ogni bestia immonda zannuta e pelosa – l’Imperatore Dragone muove guerra al mondo. Noi impariamo a star lontani dai guerrieri in terracotta, ammiriamo gli effetti speciali, e anche un po’ gli sceneggiatori, che riescono a metter su una “Rosa Purpurea del Cairo” (nel senso della pellicola d’avventura anni Trenta che la spettatrice ingenua Mia Farrow va a vedere nel film di Woody Allen) accumulando dettagli più o meno incongrui con mano sicura. Gli scheletri seppelliti sotto la grande muraglia ricordano la macabra costruzione di San Pietroburgo:  la zona era paludosa, lo zar ordinò di rinforzare le fondamenta con i cadaveri dei morti sul lavoro. Quando vanno in battaglia, monchi ma al servizio del bene, gli scheletri guerrieri rendono omaggio a “Gli Argonauti” di Ray Larryhausen. La carrozza con cavalli potrebbe stare tranquillamente a Berlino sulla Porta di Brandeburgo, scopriamo finalmente a cosa servono gli abominevoli uomini delle nevi, la strega manca poco che dica “ma dove ho messo il segreto dell’immortalità, mai che si trovi nulla in questa caverna” e, rullo di tamburi – c’è la gita turistica a “Shangri-la”. “L’occhio di Shanghai”, inteso come antico gioiello, è custodito da meravigliosi serpentelli d’oro.

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