IL MATRIMONIO DI LORNA

I  dardenniani duri e puri hanno gridato al tradimento. Per l’abbandono della macchina a mano (con il rischio del giramento di testa, così i fratelli belgi la tenevano fissa sulla nuca di un personaggio per limitare i malori in platea). Per il passaggio dai 16 ai 35 millimetri, guadagnando in qualità dell’immagine ma spendendo più soldi per le riprese. Perché dalla cittadina di Seraing si sono spostati a Liegi, sempre però tra immigrati clandestini. Per un pochino di trama, che comunque non ha la meglio sulle lentezze (mentre i film precedenti indugiavano sui crampi allo stomaco delle ragazze affamate, bambini venduti per pagarsi la droga, immigrati che cadevano dalle impalcature e venivano smaltiti come rifiuti appena un po’ ingombranti, se non ci fosse stato un ragazzino che avendo fatto una promessa la voleva mantenere, assassini che vengono mandati a far l’apprendistato nella falegnameria delle vittime). Lorna, albanese, ha sposato un tossico per avere la cittadinanza belga, speculando sul fatto che la faccenda si sarebbe presto risolta con una vedovanza. L’anima nera che tesse l’intrigo è il bravo Fabrizio Rongione: nato a Bruxelles nel 1973, attore con i Dardenne e in qualche film italiano a basso costo, protagonista di “Ça rend heureux”,  che ci fece scoprire il regista Joachim Lafosse (qualcuno vorrà distribuire il suo “Elève libre”, prima che il filone scuola si esaurisca? Mai abbiamo visto una storia più originale e cinica sui rimasugli del ‘68). La vittima sacrificale sarebbe Jérémie Renier, anche lui attore per i Dardenne da quando era ragazzino: solo che, quando ha una moglie carina che ogni tanto per pietà lo va a trovare, cambia idea e decide di dintossicarsi. La sposa seriale – c’è già pronto un russo pieno di soldi, che a sua volta vorrebbe diventare belga per matrimonio – è la kosovara Arta Dobroshi: capelli corti, vestiti da mercatino, sguardo fisso di chi ha molto sofferto e si sottopone alla trafila per poter finalmente mettere su uno snack bar con il fidanzato (appena vanno in visita al locale e lo misurano, è come il saggio di danza della bambina: siamo sicuri che qualcosa andrà a catafascio, il genitore separato dimenticherà l’appuntamento, il sogno finirà male). Dopo due Palme d’oro, les frères Dardenne volevano la terza. Hanno avuto soltanto il premio per la sceneggiatura, da considerarsi un incoraggiamento.

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