THE ROCKER – IL BATTERISTA NUDO

Vi trascinerò all’inferno e mangerò i vostri cuori”, minaccia il batterista dei Vesuvium appena scaricato (il nuovo produttore ha un figlio che ha studiato percussioni, bisogna liberare il posto). I compagni traditori della band hanno appena commentato “l’ha presa bene”, lui assalta il pulmino come fosse un terminator: corre per superarli, sale sul tetto, usa come arma impropria le bacchette. Molti anni dopo quei fatidici Ottanta, non ancora rassegnato, lavora in banca (magari, dopo il fallimento della Lehman Brothers, bisognerà pensare a qualcos’altro che suggerisca impiego tranquillo, senza prospettive, ma sicuro fino alla pensione). Mangia cibo da asporto (“sei il mio migliore cliente, hai pagato il college dei miei figli”, gli dice con gratitudine il proprietario del ristorante cinese), ancora aspetta la sua rivincita, stufo di sentire che i suoi ex colleghi sono diventati famosissimi e miliardari appena lo hanno scaricato. L’occasione arriva con la garage band del nipote: devono suonare al ballo scolastico, il batterista titolare è in punizione, l’assolo di batteria impedisce le pomiciate tanto attese. Non si può dire esattamente un successo, ma funziona come il sale gettato sulle vecchie ferite. Il resto lo fa un video su Youtube: ignaro dei potenti mezzi della moderna tecnica, il batterista stagionato pensa di avere davanti un microfono. Invece fa “prova prova prova… psss psss… uno due tre quattro” (tale e quale a Ian McKellen nel “Riccardo III” ambientato durante il nazismo, che il suo “L’inverno del nostro scontento…” lo pronuncia davanti a un microfono), poi mostra le chiappe nude, con relative maniglie dell’amore, alla telecamerina del computer. Intanto i Vesuvium fanno spettacoli intitolati “Pompei Nights”. Peter Cattaneo, molto meno in forma di quando girò “Full Monty – Squattrinati organizzati”, racconta con molte licenze la storia di Pete Best, ex batterista dei Beatles entrato a far parte del gruppo nel 1960 e sostituito due anni dopo (è sopravvissuto alla delusione, ha messo su un’altra band, a 67 anni è abbastanza in pace con il mondo da fare una parte nel film). Il guardaroba leopardato e i lustrini sono meglio delle battute, affossate dal fatto che ogni personaggio dovrà avere la sua lezione di vita prima dei titoli di coda. Se deve essere musica da museo, meglio aspettare il fantastico “Mamma mia!” con Meryl Streep e le canzoni degli Abba.

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