PA - RA - DA

Il ragionamento vale in generale, non solo per il film di Marco Pontecorvo (ex direttore della fotografia, suoi “L’ultima legione”, dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi, “Perduto amor” di Franco Battiato, vari episodi della serie tv “Roma”). Tratto da una storia vera, “Pa-ra-da” qualche trappola la evita, nel genere “bambini rumeni straccioni salvati da un clown franco-algerino, che forse a sua volta si è lasciato alle spalle la vita da strada e la galera imparando a camminare sui trampoli e a scovare monetine dietro le orecchie”. Il fatto che la storia sia realmente accaduta – a Bucarest, inizio anni Novanta, il vero pagliaccio si chiama Miloud Ouklili, per mesi ha dormito con i bambini delle fogne per fare amicizia – non esime lo sceneggiatore dal suo lavoro. Nel mansionario, non sta scritto di registrare per filo e per segno quel che è successo (allo scopo bastano e avanzano i documentari), ma di organizzare la materia nei tre atti, o nell’arco drammatico, richiesto da un film. Con lo scopo di interessare anche gli spettatori che, nell’ordine, non sono sensibili ai mendicanti con la manina stesa (neanche se in tenera età, o provvisti di cane), odiano il circo e pure i nasi rossi (per avversione congenita, o tardivamente indotta da Robin Williams che frequenta bambini moribondi nelle corsie d’ospedale), temono i film con il messaggio e ancor più quelli che offrono il fianco al dibattito. Detti spettatori sono però sensibili a qualunque storia – di miserabili o di marziani, passando per il calcio e pure per il cricket, e via verso ogni cosa che nella vita non ci appassiona – purché raccontata come l’arte comanda. In “Pa-ra-da” i bambini non sono carini, e questo realisticamente si apprezza: nei loro giacigli si arriva calandosi dai tombini, sniffano colla, si prostituiscono, all’inizio non sopportano l’adulto venuto da lontano che vorrebbe dormire dove dormono loro (rischiando l’accusa di pedofilia). Il clown li convince dicendo che così guadagneranno, ma si sa che un lavoro onesto rende meno del furto. I buchi sono a metà film, quando entrano in scena le associazioni umanitarie, perbeniste al limite della codardia. Applausi e premi, comunque. Provate voi a restare con il ciglio asciutto quando il ragazzino più riottoso, sofferente e tormentato, vince le vertigini e finalmente partecipa allo spettacolino di strada.

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