IL SEME DELLA DISCORDIA

Alla fiera delle citazioni abbiamo riconosciuto il François Truffaut di “L’uomo che amava le donne”: “Le gambe delle donne sono compassi che misurano il globo terrestre in tutte le sue direzioni, dandogli il suo equilibrio e la sua armonia”. Seguono inquadrature di gonnelline svolazzanti, polpacci, caviglie e scarpe con il tacco (ogni fissato, Nanni Moretti insegna, ritaglia il mondo a modo suo; e come diceva Karl Kraus, “nessuno è più infelice di un feticista che brama una scarpa da donna e deve accontentarsi di una femmina intera”). Alla fiera delle citazioni abbiamo riconosciuto la variazione su “Via col vento” (“e io cosa farò?” chiede la moglie Caterina Murino al marito Alessandro Gassman che ha appena fatto le valige, e lui pronto: “Non me ne importa niente”). Alla fiera delle citazioni abbiamo riconosciuto “Harry, ti presento Sally…”, nella scena del godimento fulmineo di lui (sempre Alessandro Gassman) e del godimento rumoroso e ritardato di lei (Iaia Forte, che ne approfitta per fracassare un po’ di vasi e vasetti dell’azienda familiare, oltre che per una strizzatina d’occhio autoreferenziale, dedicata a chi la ricorda in teatro, quando recitava il monologo di Molly Bloom tratto dall’“Ulisse” di Joyce, concluso da un orgasmico “sì”). Alla fiera delle citazioni abbiamo riconosciuto la carrozzina che rotola giù dalla scalinata, in ricordo della “Corrazzata Potëmkin” di Ejzenstejn, forse anche della sua versione fantozziana, sicuramente anche della sua versione da scalinata ferroviaria, come l’abbiamo vista negli “Intoccabili”. Alla fiera delle citazioni abbiamo preso nota che il manifesto del film ricorda “American Beauty”, solo che i petali di rosa scarlatta sono diventati candidi lilium. Alla fiera delle citazioni abbiamo riconosciuto Isabella Ferrari che fa la pizzaiola Sofia Loren, impastando vigorosamente in modo che la scollatura abbia il giusto tremolìo (e il cannolo tra le mani risulti evocativo). Dietro c’è un racconto di Heinrich von Kleist vecchio di due secoli e un film di Eric Rohmer girato nel 1976: la storia di una donna che si ritrova incinta senza ricordare di aver fatto l’amore. Il marito non c’entra: le rare volte che torna a casa spegne subito l’abat jour a forma di cavalluccio marino e cade addormentato. Colori pop, kitsch religioso, un reggiseno che si slaccia schioccando le dita. Almodovar è lontano, molto lontano.

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