ELDORADO ROAD

Esiste un modo cattivo e un modo buono per raccontare i fatti personali (detto con più eleganza: per saccheggiare a scopo cinema la propria autobiografia). “Cattivo” in questo caso significa narcisista e ombelicale, dunque tragicamente noioso. “Buono” in questo significa che il regista, o lo sceneggiatore, partono da faccende che li hanno coinvolti per ricavarne una storia (così lavorano anche i bravi romanzieri, che secondo Graham Greene hanno una scheggia di ghiaccio nel cuore e per l’intera carriera rivendono, debitamente rimpannucciate, briciole della loro infanzia schifa). Il quarantenne belga Philippe Lanners detto Bouli – per le rotondità da orsacchiotto, aggravate nel film da bermuda in stile grande Lebowsky, corredati da scarponcini e calzettoni – racconta di aver effettivamente trovato, rientrando una sera, un rapinatore in casa. Questo non significa che sia rimasto per ore seduto su una poltrona, cercando di far uscire il ladruncolo da sotto il letto. Probabilmente l’intruso non era tanto idiota, e neppure propenso al dialogo surreale (“Perché sei venuto da me che non c’è niente da rubare?” “Perché eri l’unico senza cane da guardia”). Lo spasso è stato aggiunto in fase di sceneggiatura: ecco perché non ci stancheremo di ripetere che i film sono meglio della vita, mica “due ore di vita buttate via”. Dalla buffa rapina, debitamente aggiustata dal regista (nonché sceneggiatore e attore) per renderla interessante anche a noi – che non siamo parenti o amici pronti a consolarlo comunque – prende il via “Eldorado Road”, fotografato con il cinemascope dei grandi spazi americani. I due sfigati a bordo della vecchia Chevrolet diretta verso il confine francese sono appunto il rapinato e il rapinatore (vuole allontanarsi in autostop, non trova nessun altro sulla strada disposto a raccattarlo). Giocano alla strana coppia, guidando ubriachi e incontrando gente più pazza di loro. Un nudista di nome Alain Delon, sceso dalla roulotte con solo le scarpe addosso. Un collezionista di vecchie auto americane incidentate (dopo collisione con pedoni e animali), che alla fine serve per far tornare i conti del road movie: i registi bravi non si distraggono anche quando danno l’impressione di farlo. Assieme a “Waltz With Bashir” di Ari Folman (che speriamo esca presto), una delle belle scoperte di Cannes 2008.

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