GRACE IS GONE

John Cusack cammina con i piedi storti nelle scarpe da lavoro. Ha addosso una tuta da magazziniere, sul naso un paio di occhiali spessi con la montatura nera. Avremmo tanto voluto aspettare la fine del film per dare un giudizio, e di fatto abbiamo atteso con pazienza i titoli di coda. Restando fedeli alla prima impressione: John Cusack sa lavorare meglio, diretto da registi con le idee più chiare di James C. Strouse. Questo è il suo debutto, dopo aver scritto per Steve Buscemi “Lonesome Jim”: pellicola a bassissimo costo, girata in 16 giorni, con Liv Tyler, Ben Affleck e soprattutto qualche idea. “Grace is Gone” – dal budget altrettanto striminzito, se avevano soldi non si capisce dove siano finiti – funziona come il mendicante con il cane (così direbbe Manganelli, che sopportava lo sguardo del poveraccio bipede, ma non lo sguardo del quadrupede accompagnatore). Oppure come il tizio che al ristorante chiede uno sconto perché gli è appena morta la nonna (così direbbe David Mamet: trovando il gesto riprovevole odia i registi che ricattano lo spettatore telefonando sciagure). La tragedia ci sarebbe: Grace, moglie di John Cusack e mamma di due giudiziose bambine di otto e dodici anni, sta combattendo la guerra in lraq. In casa – divano marroncino, pareti gialline, moquette di nessun colore – sono vietati i telegiornali. Quando suona il campanello e due militari si presentano alla porta, noi che abbiamo visto “Salvate il soldato Ryan” sappiamo che non arriveranno buone notizie. Cusack esce trafelato dalla doccia, ha un mezzo svenimento, pensa che per fortuna le bambine sono a scuola. Forse potrebbe regalar loro ancora qualche giorno di spensieratezza, se le conducesse in un parco di divertimenti, consentendo molti gelati e molte patatine (chiediamo scusa per la stucchevolezza del linguaggio, ma vicino alla faccia di John Cusack sembrava fosse disegnato un fumetto, contenente queste precise parole). Quindi niente scuola per un paio di giorni – la maggiore comincia ad avere qualche sospetto – e via per le strade e i motel. Facendo tappa anche dal fratello barbuto, capellone e pacifista. Intanto sappiamo perché hanno sistemato quel paio di occhiali vistosi sul naso del povero Cusack: era troppo miope per andare a combattere, con suo gran dolore lo hanno scartato alla visita. Sui piedi storti, nessun dettaglio.

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