GRANDE, GROSSO E… VERDONE

Con il poco spirito zen che possediamo, abbiamo cercato di toglierci dalla testa il pensiero degli spot verdoniani a Sanremo. Abbiamo cercato di prescindere anche dall’irripetibile numero di copie, dagli incassi che batteranno ogni record, dalle pernacchie all’indirizzo dei critici che non afferrano la comicità (è capitato con Totò, ora tutti sono seriamente convinti di essere Totò, dimenticandosi che qualcuno è stato ingiustamente sottovalutato, ma i più sono giustamente sottovalutati). Abbiamo cercato di non fissarci sulle interviste preventive: “Il primo episodio vive di colori favolistici, il secondo è un esercizio di stile fatto di luci e ombre che ci riporta a una letteratura cinematografica quasi nordica” (quanto nordica? nordica come Bergman?) e sulle strizzate d’occhio: chi sarà il professore che va a puttane e pure contratta sul prezzo? Abbiamo troppo amato i personaggi di Carlo Verdone, e troppo riso vedendo tanti suoi film, per non sperare di divertirci con “Grande grosso e… Verdone”. Lo hanno invocato via e-mail oltre 1.400 fan stufi di ripetere a memoria le vecchie battute (forse però, in epoca di siti e blog, non sono propriamente un’enormità: era diverso quando bisognava scrivere una lettera e leccare il francobollo). Il più riuscito è il primo episodio, protagonista l’imbranato Leo, la sua famiglia di boy scout, la mamma che muore alla vigilia della gita, il tremendo becchino. Sappiamo che comicità sta soprattutto nei tempi e nel ritmo: a sentire quante battute buone vengono sprecate, annacquate, tirate troppo in lungo, viene la tristezza. A proposito: perché nessun film riesce più a contenersi entro l’ora e mezza – questo supera le due ore – mentre si continua a dire che gli spettatori hanno l’attenzione volubile causa zapping? Nel secondo episodio ritroviamo il pedante individuo che tormentava Veronica Pivetti in “Viaggio di nozze”, alle prese con un figlio pianista e le catacombe. Nel terzo torna Claudia Gerini, la Jessica di “lo famo strano”, sempre scosciatissima e in tacchi alti, per mostrare quanto sono volgari gli italiani venditori di telefonini. Ora “lo fa normale”, anzi nella posizione “della samaritana”. Intanto viene la nostalgia per il Verdone che voleva far ridere. Senza altre pretese. Gente che deplora il malcostume se ne trova dappertutto. I comici sono più rari e preziosi, non li vorremmo perdere.

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