JUNO

Stamattina abbiamo afferrato la mazzetta dei giornali, e abbiamo scoperto che “Juno” è un film furbetto, facilotto, adolescenziale, leggerino, fatto per piacere a tutti, perfino – scrive Lietta Tornabuoni sulla Stampa – a “i pervertiti, che godono a vedere sullo schermo una ragazzina, quasi una bambina, con il corpo deformato dalla gran pancia della gravidanza avanzata”. La tentazione era di rimettersi a dormire. Ma li avremmo ritrovati di nuovo tutti lì, come capita a Bill Murray nel “Giorno della Marmotta”. Tutti come un sol uomo a cercar di trasformare un film bellissimo nell’ennesimo compitino in stile Sundance, sul modello di “Giovani, carini e disoccupati”. Stefano Menichini (su Europa e sul blog) era invece ancora fermo allo stadio precedente: “Giù le mani dal film, che recensiamo in separata sede, e mi dicono pure bello” (Non è che qualche volta i direttori di giornale potrebbero vedere i film su cui vogliono fare polemica, prima di scatenare la polemica? Per esperienza, aiuta. Anche a essere convincenti nell’argomentazione). Il più grande successo del cinema indipendente americano (213 milioni di dollari a oggi), scritto dalla più brava sceneggiatrice in circolazione (Diablo Cody), diretto da un regista che aveva mostrato la sua scorrettezza politica con “Thank You For Smoking”, recitato da un mostro di bravura come Ellen Page, ha un solo difetto: mostra una sedicenne che resta incinta, e dopo una tappa al consultorio, dove una punkettona che mastica gomma le offre un preservativo alla frutta, fugge via con il pensiero che il fagiolino ha già le unghie. Juno è la ragazza più intelligente, sveglia, anticonformista e simpatica che sia capitato di vedere al cinema da molti anni a questa parte. Se non pensa al figlio come a una sciagura che le rovinerà la vita per sempre, vuol dire che le cose sono un po’ cambiate dai cupi anni settanta. Questa era la la prima questione da sistemare, per evitare il Giorno della Marmotta. Seconda questione: l’allegra gravidanza di Juno non è una dannatissima metafora, non è una cosa che ne significa un’altra, non c’è bisogno di scavare, chiosare, interpretare, decifrare. E’ lì da vedere, per chiunque abbia gli occhi. P.S. L’effetto Juno ha contagiato anche le ragazze di “Sex ad The City”; nel trailer del film che uscirà a maggio abbiamo sentito l’urlo di gioia: “Sono incinta!”.

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