SEX AND THE CITY

Era necessario? No, come nel caso dei Simpson espansi a film, potevamo tranquillamente farne a meno. La serie tv si trova in tutti i negozi, impacchettata per i collezionisti in una scatola da scarpe, i dvd erano in edicola allegati a “Sorrisi e canzoni TV”: bastano per placare ogni nostalgia o filologia. E i personaggi dei cartoon hanno il gran vantaggio di non invecchiare. Homer, Maggie, Lisa, Bart restavano smaglianti in una storia che centellinava le gag: prima digerisci questa, poi te ne dico un’altra, al contrario della tv che le sparava a raffica. Procede con lentezza anche “Sex and the city”, dopo un veloce riassunto per presentare il quartetto. La brillante scrittura che fece la fortuna della serie va persa tra un’inutile escursione in Messico con vendetta di Montezuma e la gag del cane che si scopa i cuscini, un po’ fuori tono se consideriamo l’originale, come se il film mirasse a un pubblico più generalista della tv. Le ragazze sono cresciute, di sesso ne fanno poco. Si è data una calmata anche Samantha, ormai a Los Angeles, dove vive con un giovanotto che si è siringato nelle rughe più botox di lei (quando vuole fargli una sorpresa prepara il sushi e se lo apparecchia su pancia e tette). Contrordine, ragazze. Anche a Manhattan, “l’amore è l’unica griffe che non passa mai di moda” (ma dove l’hanno trovata, nei baci Perugina o in un biscotto della fortuna? Evidentemente gli sceneggiatori erano troppo presi dall’ingrato compito di dare a ognuna delle quattro star lo stesso numero esatto di scene e di primi piani per occuparsi d’altro). Echi della vecchia serie nel cameo con Candice Bergen direttrice di Vogue, che propone a Carrie un servizio sulle quarantenni. “Bene, e chi è la quarantenne?” chiede la cronista. “Tu”, ribatte la direttrice. Quarantenne sposa, come se non bastasse. Per sfatare la vecchia idea che a quell’età sia più facile morire in un attentato terroristico che sposarsi. E perché sarà l’ultima occasione per farsi ritrarre con l’abito bianco senza “rendere omaggio a Diane Arbus”, la fotografa che amava i freaks. “L’invito è più elegante dell’abito”, geme l’organizzatore di matrimoni, appreso che Carrie – ormai bisognosa di occhiali per leggere – si vuole sposare in corto. Sembra uno dei seguiti che sfruttano il nome di Jane Austen raccontando la vita coniugale di Elizabeth e Mr Darcy.

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