JOSHUA

Il ragazzino sa suonare magnificamente il pianoforte, porta i capelli a paggetto, adora le camicie bianche con cravatta, porta a casa ottimi voti. Finché resta figlio unico, coccolato dai genitori che abitano in un bell’appartamento di Manhattan, il rampollo ideale. Sciaguratamente, arriva la sorellina Lily, guardata da Joshua come il diavolo venuto a turbare la pace e la tranquillità. Per look e determinazione, il ragazzino sembra uscito da “Il villaggio dei dannati” annata 1960. Girato da Wolf Rilla (non da John Carpenter che nel 1995 tentò con scarso successo il remake), racconta un villaggio inglese dove nascono contemporaneamente molti bambini con occhi di ghiaccio e poteri magici. Sanno leggere nel pensiero, sanno piegare la volontà altrui inducendo gli adulti a suicidarsi, o quantomeno a uscire di strada con la macchina. L’unico che prova a combatterli è un insegnante che quando incrocia uno di loro cerca immediatamente di pensare a un muro di mattoni, spesso e impenetrabile. Lì c’entravano gli alieni, che avevano ingravidato tutte le donne per conquistare la cara vecchia terra. Qui bastano un po’ di astuzia, una mamma fragile, una nonna cristiana rinata, l’onnipresente aiuto di internet. (Sì, anche psicologi infantili piuttosto creduloni, ma sappiamo che in tema di pedofilia la reattività è alta, e gli sbagli sempre in agguato). Joshua risolve i suoi problemi con i mezzi di bordo, per questo il film risulta tanto spaventoso, sconsigliabile a tutti gli spettatori che hanno bambini piccoli nella culla. Gli altri apprezzeranno l’uso improprio di molti oggetti familiari, e la bravura manipolatoria del ragazzino modello. Ne esce un film dell’orrore come da tempo non se ne vedevano più: senza cellulari impazziti, psicopatici in vena di scherzi, gente che lascia il proprio appartamento per viaggiare nell’est Europa dando retta a chiunque abbia la faccia da maniaco. Basta un po’ di gelosia, e il bravo bambino innocente diventa l’angelo sterminatore: guardate la sua faccia, per favore, quando gli impediscono di suonare l’adorato Beethoven per non dare fastidio alla sorellina Lily. I genitori Vera Farmiga (“The Departed”) e Sam Rockwell (“Confessioni di una mente pericolosa”) sono bravissimi. Il bambino cattivo è Jakob Cogan, qui al suo primo film. Nella parte di Lily, la sua vera sorellastra.

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