INDIANA JONES IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO

Dopo l’Arca dell’Alleanza (costruita da Mosè per ordine divino) e il Santo Graal (quando ancora era una coppa e non la sciarada di Dan Brown nel “Codice da Vinci”), per scomodare il cappellaccio e il frustino di Indiana Jones serviva un oggetto all’altezza. Pensa e ripensa, gli sceneggiatori hanno scovato i teschi di cristallo. Secondo gli adepti, non mostrano i segni degli attrezzi con cui sono stati fabbricati, in epoca precolombiana. Per questo erano esposti nei musei. Fino agli anni Novanta, quando a qualcuno venne la non peregrina idea di guardarli più attentamente, e scoprì sulla superficie tracce di strumenti metallici (come si impara leggendo la storia dei falsi, da Vermeer a Modigliani, la credulità umana non ha limiti). Tolto l’interesse storico, per alcuni conservano comunque proprietà taumaturgiche. Per gli sceneggiatori sono una potente calamita: nella scena iniziale, la cassa con il teschio in cristallo di rocca trasparente viene trovata spargendo polvere da sparo o monetine (i primi esperimenti sul magnetismo usavano la limatura di ferro). Siamo negli Stati Uniti di fine anni Cinquanta: qualsiasi cosa uno faccia, teme di trovarsi i sovietici tra i piedi. Puntualmente sbuca la compagna Irina, tuta accollata e una passione per la parapsicologia: le civiltà telepatiche le ricorda l’Unione Sovietica (“tanti corpi e una sola mente” dirà poi, per vantare la superiorità di un popolo misterioso). Scaramuccia iniziale dalle parti di Roswell, dove dicono siano sbarcati i marziani, ma poi il governo ha messo tutto a tacere. Primo rifugio dell’eroe in un villaggetto popolato di manichini, seduti davanti alla tv come nella tipica famiglia americana. Indy riuscirà a cavarsela, i manichini no. Mano a mano si aggiungono gli ingredienti previsti dalla ricetta, e anche un giovanotto utile per afferrare il testimone quando Harrison Ford lo mollerà. Sono l’archeologo Oxley (John Hurt, stufo di recitare Shakespeare), la mitica Marion Ravenwood, che si baciò con Indy nel primo film, e Shia La Boeuf, ragazzetto imbrillantinato sempre con il pettine in mano. Partono per terre assai lontane, dove troveranno tanti pericoli, gigantesche formiche rosse, serpenti grossi come tubature, sabbie mobili, indigeni con le maschere di “Apocalypto".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi