14 ANNI VERGINE

“Devi essere te stesso”, impone il genitore senza qualità: uno che ti accompagna a scuola con la macchina e ti bacia davanti a tutti i compagni (poi ti bacia anche la mamma, e allora il disastro è completo, anzi no: manca la licenza chiesta all’insegnante di ginnastica per fare la doccia con il costume da bagno addosso). “Devi dire più bugie che puoi”, suggerisce lo psicologo scolastico, e intanto gli leggiamo nel pensiero “se no diventerai uno sfigato come me”. Funziona meglio la seconda. Il liceale Sam – piccoletto, bruttino, disastroso taglio di capelli, vestiti incuranti di ogni moda, un talento per la matematica che lo rende ancora più impopolare – si costruisce una vita immaginaria. Completa di tutto: il padre è un musicista rock, la madre è un’artista d’avanguardia, dentro il costume nasconde un sesso gigantesco (“non ve lo mostro per non impressionarvi, motivi di ordine pubblico, l’ha ordinato il preside”), le studentesse carine lo rincorrono, le insegnanti bionde gli fanno l’occhiolino, la Porsche rossa sta in garage, la squadra di pallacanestro ha bisogno dei suoi tiri, il cane si è mangiato il compito di matematica, cosa che evita la brutta figura del secchione. La commedia di Christian Charles – celebre soprattutto per la campagna pubblicitaria American Express, starring Jerry Seinfeld, i due hanno lavorato insieme anche per il trailer di “Bee-Movie” – applica, in piccolo, lo stesso motore che muove i sette libri di Harry Potter: in cima ai sogni adolescenziali sta una bacchetta magica, che per prima cosa faccia sparire gli impresentabili genitori. (Al secondo posto, troviamo la popolarità: non sarà tutto quel che conta nella vita, ma a quell’età non sembra esistere altro, come spiega Charlie Bartlett nel film con lo stesso titolo, teen-movie riuscito molto meglio). Se proprio non possiamo essere figli di re, abbandonati nella foresta e casualmente trovati da quei due che vivono in casa con noi – ogni bambino sogna di essere stato adottato, tranne i bambini adottati, sosteneva il papà della psicoanalisi – vada per una madre pittrice. Anche se dipinge, scolpisce, tesse, installa, fonde a cera persa, acquerella, riproduce con la tecnica del collage soltanto variazioni su quel che Gustave Courbet chiamò “L’origine del mondo”. La mostra casalinga è uno spasso, e pure la fuga di Sam, a capofitto dentro l’opera d’arte.

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