TROPA DE ELITE – GLI SQUADRONI DELLA MORTE

Il più grande successo mondiale della pirateria informatica. Si calcola che undici milioni di brasiliani abbiano visto “Tropa de Elite” grazie a dvd pirata, oppure scaricandolo da internet dove era disponibile ancora prima dell’uscita nelle sale (gli spettatori regolari sono stati molti meno, comunque abbastanza per battere tutti i record). Colpa di tre addetti ai sottotitoli, che si appropriarono di una copia ancora in fase di montaggio, mentre adattavano i dialoghi per il lancio negli Stati Uniti. Caso più unico che raro, dopo un successo popolare di simile portata, il film è stato accolto in concorso all’ultima Berlinale (intanto sulle bancarelle di Rio de Janeiro sono andati a ruba i seguiti apocrifi, film poliziotteschi di vari registi e con vari attori, ribattezzati “Tropa de Elite 2, 3 e 4”). Il debuttante José Padilha ha vinto l’Orso d’oro sottratto al “Petroliere” di Paul Thomas Anderson e a “Happy-Go Lucky” di Mike Leigh: cosa abbiano visto i giurati nel film, ancora non è chiaro. Una seconda visione domestica del film non ha portato consiglio. Le avventure del capitano Nascimento – in forza al BOPE, la squadra speciale antidroga che ha il compito di levar di mezzo i trafficanti nelle favelas di Rio, dove servono pulizie ordinarie, e pulizie speciali perché sta per arrivare Papa Giovanni Paolo II, dette “operazione Sua Santità” – procedono come un violentissimo episodio di una malriuscita serie tv. Le accompagna una voce fuori campo (pare aggiunta all’ultimo, in un disperato tentativo di far entrare lo spettatore nella mente di un poliziotto non corrotto, che va al lavoro ogni mattina sapendo che combatterà una guerra). Il rimedio è peggiore del male, vista l’antipatia della voce narrante: “Il Papa aveva bisogno del BOPE, il BOPE aveva bisogno di me, io avevo bisogno di un sostituto”). Come Toni Soprano, il Capitano Nascimento soffre di attacchi di panico. Ha anche una moglie che sta per partorire e lo vorrebbe più spesso a casa. La scelta cade su due giovani reclute, Neto e Matias: uno tutto cervello, uno tutto cuore, insieme farebbero il poliziotto perfetto. Flash back sulle loro vite prima dell’arruolamento (e sugli studenti che leggono Foucault, “Sorvegliare e punire”, mentre si fanno le canne). Sparatorie, ancora sparatorie, e la voce che commenta: “Lavoriamo in precario equilibrio tra munizioni e corruzione”.

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