ÉLÈVE LIBRE (Cannes, Quinzaine des réalisateurs)

Nella sezione più rivoluzionaria del festival – sorta di Giornate degli Autori autogestite e sbocciate dalla contestazione, oggi al loro quarantesimo compleanno – passa il più bel film visto finora sulle sgradevoli conseguenze della rivoluzione che fu. Prende di petto i capisaldi del 67+1 pensiero: autorità e sesso libero. Sbroglia la matassa il regista belga Joachim Lafosse (suo era “Nuda proprietà”, dove ebbe il coraggio di prendere l’algida Isabelle Huppert e di metterla a scopare con un cuoco in automobile). Lo fa con grande classe e coraggio. “Privatista” racconta di un ragazzo bravo a tennis e non altrettanto sui banchi. Abbandona la scuola per prendere lezioni private da un insegnante trentenne che inneggia alla libertà in ogni campo, spiegando che il sesso è una cosa, l’amore un’altra. Intanto fa domande, assieme a una coppia di amici, sulla fidanzatina dell’allievo e su cosa i due combinano a letto. Qualcosa non dovesse funzionare, loro sono lì, pronti a dare una mano. Inizio quieto, svolgimento e finale da pugno nello stomaco.

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