ONCE

Durante le cerimonia degli Oscar bisogna fare in modo che i premiati liberino il palco alla svelta. Con la statuetta in mano, in preda all’emozione e alla tremarella, sottoposti al giudizio dei congiunti, degli amici e dei collaboratori che dalla platea o da casa pesano le parole, chiunque corre il rischio di prenderla troppo lunga, leggendo foglietti estratti dal taschino, oppure andando a braccio, mentre l’orchestra fa capire che il tempo è scaduto. Hillary Swank, per esempio, dimenticò una parola affettuosa per il consorte (poco tempo dopo, erano divorziati). Mai era capitato che qualcuno fosse richiamato sul palco, perché non era riuscito a dire neppure una parola. Mai prima di Marketa Irglova, vincitrice con “Falling Slowly” (e in coppia con Glen Hasard, che rubò tutto il tempo a disposizione) della statuetta per la migliore canzone originale, battendo 4 concorrenti tratti da “Come d’incanto”, erede della gloriosa tradizione disneyana. La timidissima ragazza ringraziò con parole da Cenerentola, prima esclusa e poi al centro dell’attenzione. Da Cenerentola è anche la sua storia, molto simile al personaggio che recita nel film: viene dalla Cecoslovacchia, vive a Dublino, ha diciannove anni, è una bravissima pianista. Forse non le è mai capitato di doversi esercitare in un negozio di strumenti musicali, non potendo avere un pianoforte suo – come vediamo in una scena di “Once”. Di sicuro è perfetta per il suo ruolo in questo piccolo grande musical, solo 17 giorni di riprese (qualcuno lo chiama musical d’autore, ma non gli rende giustizia, oltre a implicare che i musical li facciano solo i mestieranti, dimenticando “Moulin Rouge”). I due protagonisti non hanno nome, sono “il ragazzo” e “la ragazza”: lei venditrice di fiori all’angolo della strada, lui che all’altro angolo canta e suona, con la ciotola per le monetine e una chitarra che cade a pezzi (anche l’attore dai capelli rossi canta e suona, nel gruppo The Frames, e i due sono amici nella vita). Di giorno ha in repertorio i brani di Van Morrison, di notte osa qualche canzone originale. Se già vi sembra di immaginare come andrà a finire, sappiate che a leggere il sunto abbiamo avuto la stessa infastidita reazione. Salvo ricrederci mentre guardavamo il film, che riserva la giusta dose di sorprese e una bellissima colonna sonora che si fa canticchiare all’uscita. Premio del pubblico al Sundance Film Festival.

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