SPEED RACER

Su “Matrix” si sono esercitati i filosofi (nelle versioni professionista, dilettante e sedicente) con l’indispensabile aiuto dei dietrologi e il valido contributo dei pensatori domenicali: tutti convinti che nell’inghippo della pillola rossa e della pillola blu si stesse giocando qualcosa di decisivo per la salvezza dell’umanità. In sintesi, per chi era distratto ai tempi della mitica trilogia con Keanu Reeves, salvatore dell’universo in cappottone di pelle nera: una delle due pillole lascia il mondo così come lo conosciamo, l’altra pillola rivela che si tratta di una pura illusione fabbricata dal computer, collocando l’ingoiatore faccia a faccia con l’orribile verità. Noi non abbiamo mai capito quale esattamente sia il problema: se il mondo fasullo imita in tutto e per tutto il mondo reale, che differenza fa se a fabbricarlo è un computer, oppure sono i nostri sensi, considerati ingannevoli da gente filosoficamente più solida dei due registi di Chicago?. Su “Speed Racer” si eserciteranno gli esteti, gli esperti di fumetti giapponesi e di serie televisive correlate, i cultori di pellicole da sconsigliare vivamente ai maggiori di tredici anni, i produttori che vogliono scoprire come spendere inutilmente un sacco di soldi, gli agenti degli attori in cerca di idee per rovinare la carriera ai loro protetti. Emile Hirsch era bravissimo in “Into the Wild” di Sean Penn, giovanotto che decide di sfidare l’Alaska rimettendoci la vita. Qui ha la faccia da sciocco e riccioletti che gridano vendetta. Christina Ricci ha avuto i suoi alti e bassi, ma ancora ricordiamo quanto era brava in “Buffalo 66” di Vincent Gallo: qui le mettono in testa un caschetto, e la fanno somigliare a una plasticosa bambolina. Susan Sarandon non sta nella lista delle nostre attrici preferite, ma qui ha una parte meno interessante della scimmietta di famiglia (a meno che non vi diverta vedere una scena in cui il bambino ha il pigiama con le scimmie stampate sopra, e la scimmia il pigiama con i bambini stampati sopra). John Goodman con i baffi da Groucho Marx mette tristezza, anche cercando di cancellare dalla mente “Barton Fink”. “Speed Racer” racconta, con dovizia di colori e di tecnologia digitale la storia di un corridore automobilistico a gestione familiare insidiato da un ricco e potente capitano d’industria che veste solo di viola e regala vestiti viola. La morale della favola è semplice, e anticapitalista.

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