UN AMORE SENZA TEMPO

I film girati dagli ex direttori della fotografia si riconoscono facilmente: è sempre crepuscolo. Gli altri momenti della giornata, di minore attrattiva pittoresca, spariscono. L’ungherese Lajos Koltaj era riuscito – l’autorità competente lo perdoni – a ficcare un paio crepuscoli e molti toni seppiati anche nel suo primo film, “Senza destino”: versione cinematografica dell’Olocausto così come lo racconta il premio Nobel d’Ungheria Imre Kertész. Figuratevi quanti crepuscoli vi toccheranno in questa melassa sentimental-mortuaria, scritta dalle penne congiunte della minimalista pentita Susan Minot e del Michael Cunningham di “The Hours” (venuto meglio sullo schermo, grazie alla regia di Stephen Daldry: uno che capisce l’operazione tentata da Virginia Woolf e la sa rifare, mentre lo scrittore scopiazza il virginiawoolfismo di facciata). Mamma Vanessa Redgrave giace sul letto di morte, accudita dalla figlia mora Toni Collette e dalla figlia bionda Natascha Richardson. Per capire subito dove siamo nella scala della rozzezza sceneggiatoria, una è madre e sposa felice, l’altra cambia fidanzato ogni paio d’anni, l’informazione viene fornita allo spettatore con la perentorietà di un’ingiunzione legale. Nel delirio, la mamma invoca un certo Harris, mai sentito nominare da nessuna delle figlie. Scattano le indagini: sarà un vecchio moroso o un’allucinazione da Alzheimer, come sostiene seccamente l’infermiera? Scattano i flash back, con la mamma giovane e bella e cantante al matrimonio dell’amica ricca (lo sono così tanto che hanno una scogliera per i tuffi tutta loro, il film spreca una riga di dialogo per farcelo sapere). Alla magione conosce un certo Harris, amico del fratello della sposa, non altrettanto fornito di beni di fortuna. Il rampollo viziato ha sempre la bottiglia in mano, il giovane povero ha sempre la testa sulle spalle, tutti immancabilmente coltivano fissazioni amorose non corrisposte. Ognuno ha la sua soglia di sopportazione e di irritazione. Le nostre sono state superata quando nella notte, più splendida che mai con il cielo blu trapunto di stelle (l’unico sfondo che possa far concorrenza a un crepuscolo), la mamma moribonda viene visitata da una falena, a indicare la bellezza e la caducità della vita. Grandi attrici al minimo storico, Claire Danes antipatica e inguardabile.

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