I DEMONI DI SAN PIETROBURGO

Ha voglia Arnaldo Catinari – il miglior direttore della fotografia italiano, come dimostra lo sforzo fatto per dare un look internazionale a “Parlami d’amore” di Silvio Muccino – a riprendere colonnati nella nebbia, manicomi che evocano “La casa dei pazzi” di Andrei Konchalovsky, volti di ufficiali e di scrittori e di fantesche drammaticamente illuminati. “I demoni di San Pietroburgo” non sfugge al suo destino di sceneggiato televisivo. Il glorioso genere poggia su dialoghi didattici (dove i personaggi non conversano ma spiegano la tesi), su scene esemplari (l’esercito che calpesta il manoscritto, la lettrice che chiede una dedica a Dostojevskji scambiandolo per Turgenev), su domande retoriche (“ma voi che ne sapete del popolo?”, rivolta dallo scrittore – che passò quattro anni in Siberia, dopo una finta fucilazione – ai giovani terroristi anti-zar). Li ritroviamo puntualmente nel film, assieme ai brevi cenni in materia di arte e resto del mondo che nessuna biografia intera o parziale di scrittore si fa mancare. “Una passeggiata nella vita è più ricca di qualunque trama”, spiega Fjodor alla ragazza che sotto dettatura mette sulla carta “Il giocatore” (bisogna farlo a tempo di record: l’editore ha fatto firmare un contratto capestro: onorarlo, oppure perdere tutto). Sceneggiato a partire da un’idea di Konchalovsky (fratello di Nikita Mikhalkov), il film concentra in pochi giorni un attentato allo zar da sventare, la lettera di un terrorista pentito e sedicente pazzo, una bombarola di buona famiglia che apre il mantello nel vicolo e mostra le sue grazie, flashback sulla dura vita in prigione, crisi epilettiche, un ispettore di di polizia che legge tra le righe i romanzi di Dostoevskij e li considera: “più incendiari dei bombaroli, anche se sembrano scritti contro di loro” (poi però prende il consegna il manoscritto, perché lo stato deve aiutare l’arte, pur sapendo che l’artista “è più straniero del ceceno”: questo vuol dire sceneggiato tv). A far da filo conduttore, il dubbio di essere stato un cattivo maestro. Lo scrittore a 37 anni – portati malissimo – è Miki Manojlovic, attore serbo ammirato in “Underground” di Emir Kusturica, e come capo della sexy nonna Irina Palm (in prigione tra i ghiacci lo sostituisce Giordano De Plano). Il rivoluzionario delatore è Filippo Timi. Carolina Crescentini fa la stenografa – e futura moglie, portata in Europa per sfuggire ai creditori.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi