21

Sono di moda gli eroi meno spettacolari del mondo: i matematici. Gente che pensa con la capoccia tra le mani, riempie i fogli con formule strane, usa parole sconosciute ai più, lascia cadere nomi di ignoti, quando proprio si butta nell’azione scrive alla lavagna con i gessetti. Sono di moda in letteratura, se no non si spiegherebbe – fin dal titolo, molto elogiato da chi a malapena ricorda le tabelline – la buona posizione in classifica del romanzo di Paolo Giordano “La solitudine dei numeri primi”. Sono di moda al cinema. La scorsa settimana abbiamo visto “Oxford Murders. Teorema di un delitto” di Alex de la Iglesia ma senza il gusto per la risataccia grottesca in stile “Crimen perfecto”. Al Tribeca Film Festival di Robert De Niro sarà presentato “Fermat’s Room”, claustrofobico thriller diretto da Luis Piedrahita e Rodrigo Sopeña, forte di un milione di euro incassati in Spagna nelle prime due settimane. Racconta di un certo Galois, famoso per aver risolto la congettura di Goldbach (il nome appartiene a un matematico dell’800, morto in duello a 22 anni; la congettura riguarda i numeri primi, era già in un romanzo di Apostolos Doxiadis - “Zio Petros e la congettura di Goldbach” - e non risulta finora dimostrata). Il genietto riunisce in una camera chiusa altri matematici, nome in codice Hilbert e Pascual. Dovranno risolvere un enigma prima che le pareti della stanza, stringendosi con rumori sinistri, facciano di loro polpette. Tratto da una storia vera, “21” ha un piede al MIT e un altro a Las Vegas. Un gruppo di studenti, agli ordini di un Kevin Spacey più gigione del solito (difetto aggravato dal doppiaggio, che poi inciampa sulle serie di Cauchy, francese con l’accento sulla y), cerca di sbancare i tavoli di blackjack. Lo fa contando le carte (che non sarebbe proibito) e scambiandosi segnali (invece lo è). I direttori di sala li tengono d’occhio, e intanto gli specialisti anti-bari lamentano la loro triste sorte: sono stati sostituiti dalle videocamere. La distanza tra il college e i grandi alberghi farebbe girare la testa anche a un ragazzo meno bisognoso di Jim Sturgess (cantava le canzoni dei Beatles in “Across the Universe di Julie Taymor), brillante studente privo di borsa di studio. Prima regola per non farsi beccare: non sbancare due volte lo stesso casinò. Ma gli esperti in conteggi sbagliano i conti facili, e tornano sempre a Las Vegas.

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