INTERVIEW

Theo van Gogh aveva girato “Interview” in olandese, nel 2003: il film raccontava la guerriglia verbale tra un cronista politico sul viale del tramonto e una biondina famosa per un programma televisivo appena sopra il Grande Fratello. Avrebbe voluto dirigere personalmente il remake americano. Ma intanto aveva firmato un cortometraggio - “Submission”, in collaborazione con Ayaan Hirsi Ali – che un musulmano fanatico non trovò di suo gusto. Decise allora di lavare l’offesa con il sangue, sgozzando il regista e appuntandogli sul petto un bigliettino: “poi toccherà alla sceneggiatrice” (che infatti continua a vivere sotto scorta). Al remake americano pensa Steve Buscemi, che nel 1996 aveva diretto “Mosche da bar” e nel 2000 “Animal Factory”. Tiene per sé la parte del giornalista spocchioso Pierre Peders, regala una particina al fratello Michael, e sceglie Sienna Miller per la parte di Katya: eroina di una soap, nota per il suoi numerosi fidanzati, e la dimensione variabile delle tette (prima se le è fatte aumentare, poi diminuire). Bravissimi tutti e due – ma soprattutto lei, dopo il ruolo da manichino, con eye-liner, ciglia finte e abiti anni 60 in “The Factory” – sotto l’occhio di tre telecamere sempre in funzione, per non perdersi neanche un sospiro. Theo van Gogh aveva usato la stessa tecnica per ridurre i costi e i giorni di riprese. L’intervistatore vorrebbe essere a Washington, a occuparsi di politica. Lo hanno mandato dalla starlette per punizione, quindi non fa nulla per prendere il lavoro seriamente, e neppure per nascondere il suo senso di superiorità. Non ha visto la soap, non ha letto i ritagli, disprezza la ragazza, è infastidito dal suo ritardo, e pure dalla suoneria del cellulare, che abbaia dalla borsa come un cagnolino. Litigheranno su ogni cosa, tutto in una notte, con lei che sniffa cocaina e lui che si scola una battaglia di whisky. Sulle domande cretine dei giornalisti, sulle calze a rete che imprigionano le donne, sui tacchi a spillo che le fanno barcollare. Lui vuole offrire i drink, al grido di “ho un conto spese”. Lei afferra la ricevuta e ribatte: “e io ho un conto in banca”. Lui infila una piccineria e un luogo comune dopo l’altro, e intanto si vanta: “Il giornalismo mi ha reso una persona migliore”. Lei lo gela: “ma che razza di persona eri prima?”.

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