NON PENSARCI

A settembre, quando in concorso a Venezia c’erano tre film italiani variamente spernacchiati – come altro chiamare l’accoglienza riservata a “Il dolce e l’amaro”, a “L’ora di punta” a “Nessuna qualità agli eroi”, del trio Porporati-Marra-Franchi? – un regista italiano in programma alle Giornate degli Autori riceveva applausi a scena aperta. Non un applauso soltanto. Ne abbiamo annotati una decina, prima di smettere di contare. L’impresa riesce a Gianni Zanasi: il miglior film italiano da molti anni a questa parte l’ha girato lui, e una menzione speciale va anche allo sceneggiatore Michele Pellegrini. Si capisce che si sono messi seriamente a tavolino, che sono andati a caccia di tempi morti, che hanno scartato le solite gag, e cancellato con un pennarello rosso le voci “lavoratori precari” e “critica sociale”. Una commedia italiana che non parla di tette è già una sorpresa, scrive Variety, prima di attaccare con gli elogi sperticati, e di lodare gli attori uno per uno, oltre alla prestazione d’insieme. Mai come in questo film si sono visti tanti italiani seriamente impegnati a recitare: dove recitare, lo diceva Anna Magnani in “Bellissima” vuol dire “far finta di essere qualcun altro” (tra i molti esempi, Caterina Murino e Giuseppe Battiston mentre discutono le virtù rilassanti della camomilla, irresistibile). “Non pensarci” racconta il ritorno al paesello di un rockettaro tanto sfigato che quando si butta dal palco gli spettatori si scansano. Tornato a casa con anticipo, trova la fidanzata a letto con un altro. Basterebbe questa scena – con l’imbarazzo, e un risvolto grottesco che non diciamo, tutto risolto negli sguardi e nei gesti – per capire che il regista sa il suo mestiere. Il dubbio, a questo punto, è se la storia e il ritmo reggeranno fino alla fine. Reggono benissimo. Il giovanotto – Valerio Mastandrea anche più bravo del solito – infila un paio di magliette nella custodia della chitarra e da Roma risale verso Rimini, a casa dei genitori, che hanno una fabbrica di ciliegie sotto spirito. Menzione speciale anche alle amarene, che da sole rappresentano un mondo piccolo in via di estinzione. E all’air guitar, e salto dal balcone con atterraggio sul cane di casa, alle lapidi del cimitero illuminate con l’accendino, e alle parole sante: “Mamma, ma non stavamo meglio quando ci dicevamo le bugie?”.

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