VOGLIAMO ANCHE LE ROSE

Due documentari nelle sale, non capiterà mai più. Complice l’8 marzo va in sala “Vogliamo anche le rose” di Alina Marazzi, visto al Festival di Locarno quando ancora la parola moratoria non era di uso comune, e gli slogan femministi erano materiale consegnato agli archivi. La regista di “Un’ora sola ti vorrei” – ricavato dai diari e dalle lettere della madre Liseli. suicida quando lei aveva sette anni, corredati dai superotto e dalle foto di famiglia – sceglie come filo conduttore tre diari scovati a Pieve Santo Stefano (la più importante raccolta italiana di scritture private, da un’idea di Saverio Tutino). Li affida alla voce impostata di tre attrici, che si sforzano di simulare candore e ingenuità (e sembrano allo spettatore, appunto, voci di attrici che con un certo sforzo simulano candore e ingenuità). Li illustra con ritagli di giornale, disegni, pubblicità, spezzoni di inchieste. Tra cui un filo diretto della redazione di Annabella (antenata del settimanale Anna) con le proprie lettrici, e un divertente cabaret femminista che si vede troppo poco. Abbiamo detto illustra, perché l’inizio di “Vogliamo anche le rose” fa sperare che il montaggio serrato delle immagini e dei documenti prevarrà sulle parole fuori campo. Sbagliato: la regista preferisce il tono lirico-poetiche, e spunta fuori il vissuto, eredità di quegli anni che vorremmo cancellare. “Ho sognato Adele Faccio che ci porti a Londra per abortire”, scrive nel suo diario la ragazza barese, correva l’anno 1975. La milanese del 1967 prende appunti come se dovesse scrivere la sua versione della tremenda prima notte di nozze raccontata da Ian McEwan in “Chesil Beach”, la romana del 1979 se la prende con le riunioni di via del Governo Vecchio, poi con i compagni che “se non la dai a tutti pensano che sei frigida”. Lo spettatore curioso si chiede da dove vengono i filmati: un sottopancia ogni tanto lo si sarebbe potuto aggiungere. Complice la monnezza, e Bassolino che non se ne vuole andare mentre i ristoranti con vista sul Vesuvio chiudono, va in sala “Biùtiful cauntri” di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero (menzione speciale dalla giuria al Festival di Torino). Viaggio allucinante tra le discariche della Campania: le pecore muoiono, la verdura va inaffiata con l’acqua potabile, i bidoni con le scorie pericolose fanno la ruggine esposti alle intemperie.

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