RENDITION – DETENZIONE ILLEGALE

Seduti nei banchi, penna in mano, attenti alle spiegazioni, quaderno per prendere apputi. Seguirà dibattito, meglio non farsi trovare impreparati. Così il regista di “Rendition” immagina gli spettatori (di questo suo secondo film: il precedente, “Tsotsi”, era una bella storia ambientata nei bassifondi sudafricani, che ricordava alla lontana “Il monello” di Charlie Chaplin, macchina rubata con neonato dentro). Vanno al cinema per sentirsi migliori, mica per divertirsi. Quindi bisogna scodellare una lezione che indigni, scandalizzi, faccia dire “è un’indecenza, non è questa l’America che ci piace”. “Come puoi difenderti quando il nemico è il tuo paese?”, strilla il manifesto, chiamando a raccolta tutti gli spettatori che sono riusciti a vedere “Leoni per agnelli” senza appisolarsi dopo la prima tirata di Robert Redford. Se non siete fan del cinema didattico, troverete “Rendition” piuttosto prevedibile, a partire dalla finta pancia di Reese Witherspoon. Se la trascina in giro, e non aggiunge altro al suo personaggio di americana sposata con un ingegnere di origine egiziana, arrestato mentre torna a Chicago dal Sudafrica e brutalmente interrogato per sospetto terrorismo (non sembra neanche la stessa attrice di “Quando l’amore brucia l’anima”, vita e canzoni di Johnny Cash). Dobbiamo capire che è affranta, che nessuno le dà retta tranne un ex compagno di scuola, che ha un altro figlio a cui badare. Avremmo ugualmente afferrato il concetto con una recitazione migliore. In Marocco, si ubriaca Jake Gyllenhaall. E quando un agente della CIA barcolla con il bicchiere in mano, in paesi dove l’alcool non è visto di buon occhio, è perché finalmente ha preso atto dello sporco lavoro che gli tocca fare: interrogare prigionieri in carceri che sembrano segrete medievali, e veder morire colleghi in attentati. Unico punto a favore del film: riporta la pratica dell’estradizione specialissima alle sue origini, sotto l’amministrazione Clinton, che la usò parecchio. Non meno dell’amministrazione Bush, che l’11 settembre si ritrovò con il mondo sottosopra. Sullo stesso argomento, con lo stesso sdegno, molti meno soldi e più grinta registica, l’inglese Jim Threapleton - primo marito di Kate Winslet, ora sposata a Sam Mendes, regista di “American Beauty” - aveva girato “Extraordinary Rendition”, visto e premiato al festival di Locarno.

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