THE WATERHORSE – LA LEGGENDA DEGLI ABISSI

Volendola far breve, è l’infanzia del mostro di Loch Ness: uovo gigante che si schiude, prime sardine mandate giù intere, tuffi nella vasca da bagno, scaramucce con il bulldog di casa. Volendo rendere giustizia al film, fa divertire parecchio anche i grandi, che possono portarci i ragazzini senza temere due ore di noia. Il reparto sceneggiatura ha lavorato benissimo. Ha intrecciato il racconto di Dick King-Smith – ex fattore del Gloucestershire diventato scrittore: il suo libro più famoso racconta le avventure di Babe, che sopravvive al pranzo di Natale e si diploma maiale da pastore - con i sottomarini tedeschi e le battaglie della seconda guerra mondiale. Siamo in Scozia, papà è andato in guerra, il dodicenne Angus – che con l’acqua non va molto d’accordo - trova uno strano sasso sulla spiaggia. Lo porta a casa, lo nasconde nel capanno, il giorno dopo scopre una bestiola affamata e giocherellona. Il reparto effetti speciali ha lavorato ancora meglio. Il draghetto, quando ancora è di proporzioni maneggevoli (lo si può nascondere nel water, fingendo che siano le tubature a far tanto rumore), è di mostruosa simpatia e vivacità. Insomma: sembra un cucciolo vero. Anche furbo: quando il cagnone lo insegue, dopo aver distrutto mezza casa e fatto molti giri attorno alla fontana del giardino, si nasconde facendo la statuetta, tra sirene e cavallucci marini ricoperti di muschio. Pare un po’ meno vero da grande, e rivela un certo caratteraccio, ma ormai ci siamo abituati. Al padroncino invece continua a piacere. Lo distrae anche un pochino dal pensiero del padre che forse non tornerà. E dalla mamma che si fa corteggiare da un ufficiale antipaticissimo, convinto di aver le idee chiare sulla disciplina da impartire ai ragazzini, sui sospetti spioni, e su come si fermano i tedeschi (se vi sembra una faccia già vista, ma non sapete dove, pensate allo psichiatra di “Basic Instinct 2”). Il racconto di Dick King – Smith (da Salani) finisce con la prima apparizione del mostro di Loch Ness, il 14 aprile 1933 alle tre del pomeriggio: “un enorme animale che faceva tuffi e capriole”. Il film rifà la scena, aggiungendo una bella sorpresa. Superfluo dire che anche il casting, gli attori, la regia sono all’altezza. Ben Chaplin – nessuna parentela con Charlot – è l’uomo misterioso con una cicatrice che gli devasta la schiena.

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