REC

Il manoscritto ritrovato è l’espediente più antico con cui gli scrittori declinano le proprie responsabilità di falsari. In certi casi, il disconoscimento di paternità comincia dal titolo: “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki, “Manoscritto ritrovato in una bottiglia” di Edgar Allan Poe. Ad altri – per certificare “non l’ho scritto io, non l’ho inventato io, a raccontare la storia sono i testimoni, faccio solo da tramite, non date la colpa a me” – basta un prologo, un’avvertenza, o una noticina. L’equivalente cinematografico del manoscritto ritrovato è il video amatoriale fortunosamente recuperato. In genere, con gli ultimi minuti che virano al nero, come in “The Blair Witch Project”: l’esatto corrispettivo della frase che si interrompe a metà, lasciando presagire che lo scrivente ha fatto una brutta fine. Basta guardarsi in giro, è un’epidemia. Video amatoriale fortunosamente ritrovato era “Cloverfield”, con un simil-Godzilla che fa scempio di Manhattan (e J. J. Abrams di “Lost” che fa da specchietto per le allodole). Video amatoriale fortunosamente ritrovato sarà “Diary of The Dead” di George A. Romero: studenti di cinema stanno girando un film dell’orrore quando i morti escono dalle tombe, affamati. Le videocamere vengono puntate sugli zombi, e pazienza se la mano dell’operatore un pochino trema. Video amatoriale fortunosamente ritrovato è “Rec”, come sta scritto sul tasto che serve a registrare. Produzione spagnola a basso costo, niente marketing virale (per capirci: gi indizi, le false piste, i trailer su internet, che fanno chiacchierare ma non necessariamente spingono gli spettatori al cinema, vedi il flop “Snakes on the Plane”), il film di Balaguerò e Plaza – se il genere vi interessa – spaventa assai più del “Cloverfield” di Matt Reeves. Una cronista in cerca di scoop segue la squadra dei pompieri, per registrare una puntata di “Quando la città dorme”. Entra in un palazzo per salvare una vecchietta, si ritrova in trappola, la lucetta rossa vicina al tasto “rec” rimane sempre accesa. I registi appartengono all’ottima scuola dell’horror spagnolo. Con Alexjandro Amenabar di “The Others” (attualmente perso nell’antico Egitto, sta girando “Mists of Time”), Juan Carlos Fresnadillo di “28 settimane dopo”, e il molto celebrato Juan Antonio Bavona, che con “El Orphanato” ha vinto tutti i premi Goya.

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