JOHN RAMBO

Ha raccolto per bene le informazioni, ascoltando due campane. Prima ha interpellato gli esperti della rivista “Soldiers Of Fortune”. Domanda: “In quale zona del pianeta i diritti umani vengono più atrocemente calpestati, senza che i giornalisti non scrivano enache una parola? La Birmania, risposero gli esperti militari. Lì la tribù dei Karen, da sessant’anni in lotta per l’indipendenza, viene sanguinosamente repressa dal governo. Rivolto all’ONU, stesso interrogativo puntò nuovamente il dito sulla Birmania. Sylvester Stallone, che con la tuta mimetica e la bandana di Rambo ama ficcarsi là dove le guerre vengono combattute davvero, aveva trovato lo sfondo per la quarta puntata della saga. I muscoli se li era già pompati per l’ultimo senile “Rocky Balboa”, in palestra e con qualche aiutino non del tutto legale (almeno, secondo i doganieri australiani, che lo fermarono durante il tour promozionale con qualche prodotto sospetto nella valigia). Tanto vale sfruttare i bicipiti al massimo, e pazienza se lo spettatore sta in ansia, temendo che il cuore – inteso come muscolo - non regga. Fa lo stesso effetto Mick Jagger che saltella sul palco per un paio d’ore nel documentario di Martin Scorsese “Shine a Light”. Dopo un po’, siamo totalmente distratti da pensieri materni: non gli capiterà quacosa di brutto, proprio mentre lo stiamo guardando? Per pari opportunità e senso di giustizia, pare difficile vietare al guerriero quel che concediamo alla rock star. Invecchiando, Rocky ha guadagnato un cognome, e Rambo il nome di battesimo. John vive nel nord della Tailandia, pescando e vendendo serpenti velenosi. Conosce bene il fiume Salween, al confine tra Thailandia e Birmania. controvoglia, accetta di trasportare in battello due missionari che vogliono portare cibo e medicinali alla popolazioni perseguitate: non possono andar via terra a causa delle mine. Quando non li vede tornare, tenta il ricupero alla testa di un gruppo di mercenari dall’aspetto sinistro. Come avrebbe fatto per qualunque suo compagno d’armi mai tornato dal Vietnam. Nella prima scena abbiamo visto gli orrori dalla guerra civile, con uomini donne e bambini torturati, quindi sappiamo quel che ci aspetta: pochissime parole e montagne di cadaveri. Sotto la pioggia battente, con una colonna sonora che sottolinea ogni atrocità.

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