LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

Settimana fantastica per fare pace con il cinema, nel caso qualcuno fosse un po’ un freddo. O magari reduce da “Caos calmo”, che nella sua sortita berlinese ha deluso perfino il critico di Libération, di solito osannante verso il Nanni nazionale: “più moscio di un polipo rimasto troppo a lungo sul bancone”, è la sentenza. Tre i titoli da godere: “Lo scafandro e la farfalla”, “Il petroliere”, “Lontano da lei”. In questo ordine, e nessuno poi venga a protestare per non essere stato avvertito. Il terzo film di Julian Schabel – dopo “Basquiat” e “Prima che sia notte” - rispolvera il più antico trucchetto dei registi vogliosi di sperimentazione. “Perché non giriamo un film tutto in soggettiva, così lo spettatore vede esattamente quel che vede il protagonista?”. La scelta finora aveva prodotto solo roba inguardabili, impedendo l’identificazione invece di favorirla. Unica eccezione conosciuta: “Lo scafandro e la farfalla”. Qui, vedere con gli occhi del protagonista significa vedere con un solo occhio – l’altro glielo cuciono quasi subito. Significa incaponirsi a scrivere un libro quando l’unico movimento che il tuo corpo riesce a fare dopo l’ictus è un battito di palpebra. Il resto è paralisi. La più atroce di tutte, giacché il cervello rimane smagliante. E’ la storia vera di Jean-Dominique Bauby, caporedattore di Elle colpito dalla maledetta locked-in-syndrome a poco più di 40 anni. “Hai sentito di Bauby, è diventato un vegetale” fu il passaparola dei colleghi quando seppero dell’incidente. Intanto il vegetale raccontava la sua storia in un libro di 124 pagine – “Lo scafandro e farfalla”, Ponte alle Grazie – ammiccando a ogni vocale o consonante che facesse al caso suo, mentre l’ortofonista gli leggeva le lettere l’alfabeto francese, in ordine di frequenza (bel rompicapo per il doppiatori, auguri sinceri). Jean-Do non era un bravo ragazzo, la malattia non gli cambia il carattere. Manda silenziosamente a quel paese il medico che gli dice: “Le persone nella sua situazione una volta morivano. Siamo riusciti a salvarle la vita. Mai perdere le speranze”. Sbircia sotto le gonne dell’infermiera e dell’ex moglie, venuta a trovarlo con i tre figli all’ospedale sul mare. Scherza sugli effetti della dieta dimagrante iniziata un paio di settimane prima di ammalarsi. Riconosce subito i fifoni, che rimandano le visite perché a vederti si immalinconiscono.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi