L’INNOCENZA DEL PECCATO

Il cinema francese al suo peggio, dispiace solo che l’abbia girato Chabrol, capace di altre cattiverie. Per esempio, i rapporti tra serva e padrona in “La cerimonia”, con Isabelle Huppert dal romanzo di Ruth Rendell. E dunque: interni altoboghesi e intellettuali con mobili di design, dove tutti parlano per doppi sensi (aveva ragione il fidanzato di Julie Delpy a dipingere i parigini come maniaci in Due giorni a Parigi”). Scrittori quasi pensionati che sdegnano la tv, ma alla prima occasione si parcheggiano sotto le luci e si innamorano della conduttrice ventenne (promossa ai talk show dalle previsioni del tempo). Figli di ricchi con ciuffo inguardabile, perché bisognava dare a Ludivine Saigner almeno un motivo per rifiutare la corte di Benoît Magimel: bello, giovane, ricco, di ottima famiglia. Lei gli preferisce lo scrittore dai capelli bianchi, che la fa gattonare per casa con le piume di pavone appiccicate al sedere, e ogni tanto la presta agli amici del club. Lei però rimane innocente, come il titolo italiano ribadisce premurosamente (l’originale era “La ragazza tagliata in due), in accordo con il cognome scelto dagli sceneggiatori, Mademoiselle Deneige. E non avete idea, beati voi, di quanto spesso i fan del maestro abbiano sottolineato il prezioso e raffinatissimo rimando. Cinema francese al suo peggio, anche se la storia è tutta americana, sfruttata da libri e film. La sapevamo per aver letto “Ragtime” di E. L. Doctorow e per aver visto “L’altalena di velluto rosso”, girato nel 1956 da Richard Fleischer. Il fattaccio di cronaca risaliva a 50 anni prima, e se non proprio paragonabile (per le chiacchiere che seguirono) ai vicini di Erba, lo è sicuramente con Garlasco o con Perugia. Con la ghiotta aggravante che il morto era un architetto celebre, Stanford White, ucciso in luogo pubblico, e giusto al Madison Square Garden, disegnato dall’architetto quindici anni prima. Harry K. Thaw lo accusava di avergli sedotto e corrotto la moglie Evelyn Nesbit, ai tempi sedicenne. Per i giornali della catena Hearst, fu subito “il processo del secolo”. Ovviamente, l’intrigo viene meglio in epoca di costumi meno laschi: una ragazza di inizio novecento può restare impressionata da un’altalena di velluto rosso, una francese del 2000 dovrebbe spernacchiare lo scrittore che la vuole inginocchiata sotto il tavolo mentre continua a battere i tasti del computer.

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