Cloverfield

Il solo annuncio che J. J. Abrams – per i non fanatici: l’uomo che ha inventato “Lost”, ultima delle variazioni conosciute sul Robinson di Defoe – volesse produrre un film, ha provocato agitazione. I manifesti con la Statua della Libertà decapitata e i trailer con la testa rotolante a Manhattan hanno scatenato dibattiti, anticipazioni, dietrologie. Nessuno aveva ancora visto “Cloverfield”, nessuno sapeva cosa volesse dire il titolo, e migliaia di persone già ne chiacchieravano, primo caso al mondo di commento che precede il suo testo (peggio per noi, convinti che il punto del massimo delirio fossero i commenti a prescindere dai testi). “Cloverfield” è un film di mostri. No, è un film sul complotto. “Cloverfield” c’entra con “Lost” e ne rivelerà tutti i punti oscuri. Non c’entra con “Lost”, se non per un barrito - o era un ruggito? - che terrorizzava i sopravvissuti al disastro aereo. Dopo averlo visto, ecco qualche certezza. E’ un film con un mostro, girato con il massimo del realismo. Senza cercare inquadrature da regista, vantaggiose per la creatura e le sue vittime. Meglio mettere una videocamera nelle mani di un dilettante, che dal mostro cerca di scappare, e vedere l’effetto che fa. Piuttosto spaventoso, come sa chi ha visto “The Blair Witch Project”: finto contenuto di una videocamera abbandonata nei boschi da tre studenti scomparsi dopo aver sfruculiato la strega locale. Il giovanotto si chiama Hud, gli hanno messo la telecamera in mano durante un party, per registrare i saluti al festeggiato, in partenza per Tokio. La accenderà - e anche la spegnerà, spiace farlo notare - durante la fuga, facendo le scale a piedi perché non c’è l’ascensore, mentre i grattacieli si appoggiano uno all’altro (sembra la vignetta con l’Empire e il Chrysler sdraiati a letto per il meritato riposo). Si capisce che viene spenta quando nel tempo di due passi i nostri salgono venti piani di scale. Perché il gioco riesca, sono banditi i volti conosciuti. Gli attori non devono sembrare attori, ma gente come noi, che estrae il telefonino sennò nessuno crederà alla creatura aliena che attacca Manhattan. L’esercito americano avvia l’operazione “Tabula Rasa”. Il regista Matt Reeves ha studiato per bene le immagini dell’11 settembre – macerie, polvere, disperazione – e le saccheggia senza vergogna. Il mistero sul titolo ancora non è svelato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi